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Uccise figlio gettandolo nel Tevere, pg chiede conferma 30 anni

ROMA - Chiesta la conferma della condanna a 30 anni di reclusione per Patrizio Franceschelli, il giovane che il 4 febbraio del 2012

getto' il proprio figlio di appena 1 anno e 4 mesi dal ponte Mazzini nel Tevere. Franceschelli era stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione dal gup del Tribunale di Roma nel corso del rito abbreviato. In primo grado venne riconosciuta aggravante dei motivi abbietti e della crudelta'. Il sostituto procuratore generale, Laura Capotorto, ha chiesto alla prima Corte d'Assise d'Appello, presieduta da Mario Lucio D'Andria, di confermare la condanna di primo grado. Secondo il pg Franceschelli la mattina del 4 febbraio del 2012 era capace di intendere di volere e per questo pienamente responsabile di quanto avvenuto. All'alba del 4 febbraio dell'anno scorso, in una citta' colpita da una abbondante nevicata, Franceschelli si reco' a casa della madre della propria compagna dove si trovava il figlio Claudio. Dopo aver preso il bambino con la forza lo ha gettato dal ponte Mazzini nel Tevere davanti agli occhi di un agente di polizia penitenziaria che ha tentato, invano, di fermarlo. Il corpo del piccolo venne ritrovato dopo due mesi nelle acque del fiume e l'autopsia chiari' che il piccolo era morto per annegamento. "Possiamo escludere - ha sottolineato il pg Laura Capotorto - qualsiasi patologia mentale per Franceschelli. Certamente c'e' un disturbo di personalita', un'aggressivita' e un non rispetto delle regole. Ma questo non puo' ridurre la capacita' di agire dal punto di vista penale". La compagna di Franceschelli quando e' avvenuto l'omicidio si trovava ricoverata in ospedale e in passato aveva subito aggressioni e percosse. "Quello di Franceschelli - ha detto in Aula il procuratore generale - e' un comportamento manipolatore ed ha poi finto di essere mezzo matto, sostenendo di essere in preda ad una crisi mistica e di avere ucciso il figlio per salvare il mondo. La capacita' di intendere e volere gli si deve riconoscere al 100%. Questa non era scemata e lo dimostra anche il suo comportamento avuto prima, durante e dopo l'omicidio".
Nella prossima udienza, prevista per il 25 ottobre, tocchera' alla difesa prendere la parola e poi la prima Corte d'Assise d'Appello emettera' la sentenza. (AGI) .

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