L’inquinamento non risparmia i laghi

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“Goletta”, la campagna di monitoraggio di Legambiente, fa tappa in Sila per analizzare lo stato di salute dei bacini idrici: verifica negativa per l’Arvo

Valori entro i limiti al Cecita e all’Ampollino. L’associazione ambientalista chiede alle istituzioni competenti un rafforzamento dei controlli

«Fortemente inquinato il Lago Arvo, entro i limiti i laghi Cecita e Ampollino». È questo l'esito del tour di "Goletta dei laghi 2022" in Calabria, la campagna di monitoraggio di Legambiente: quest'anno le verifiche dell'associazione ambientalista si sono concentrate sui laghi della Sila, in particolare su canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento causato da cattiva depurazione o scarichi illegali arriva nei laghi.  

La novità di questa edizione è stata rappresentata dalle analisi effettuate sui carichi di azoto e fosforo: in tutti e tre i laghi sono stati riscontrati valori di azoto superiori a quelli indicati per le acque idonee alla vita dei pesci ciprinidi; nitrati entro i limiti previsti dallo standard di qualità ambientale; fosfati oltre i valori di riferimento previsti per gli elementi fisico-chimici a sostegno del biologico, da utilizzare per la classificazione dello stato ecologico dei corpi idrici lacustri.  

Anche per il 2022, Legambiente ha inoltre elaborato uno speciale dossier di approfondimento sui laghi silani: un documento dettagliato con focus sulla storia e sulle caratteristiche degli ecosistemi lacustri della Sila, sulla depurazione nelle località turistiche del territorio e sui monitoraggi effettuati da Goletta dei Laghi nell’ultimo triennio nei bacini lacustri silani, includendo anche dieci proposte per una loro adeguata valorizzazione. 

«I laghi dell’Altopiano della Sila, creati artificialmente da inizio ‘900, sono i più grandi bacini idrici della Calabria, un complesso ecosistema lacustre – dichiara Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria –  pienamente integrato nella natura in cui devono convivere diverse esigenze: dalla tutela della biodiversità alla fruizione turistica all’utilizzo per scopi agro-industriali delle acque. Quest'anno abbiamo scelto di calibrare i nostri monitoraggi, che hanno rivelato persistenti criticità nei sistemi depurativi, non solo sui classici parametri di tipo microbiologico, ma anche sulle analisi dei carichi di azoto e fosforo per rammentare che la gestione per usi irrigui delle risorse idriche deve rispettare gli obiettivi al 2030 sul clima, sulla produzione sostenibile di cibo e sulla tutela della biodiversità. Siamo preoccupati dai valori di fosfati, nitrati e altri composti azotati che abbiamo rintracciato, la cui presenza indica che l'incidenza delle attività agricole e degli allevamenti può e deve essere migliorata.  Chiediamo perciò agli organi competenti – prosegue Parretta – ulteriori monitoraggi sulla qualità delle acque, allargando la visuale ai contaminanti ambientali».

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