Quando mancano meno di venti giorni per le elezioni regionali, l’impressione è quella di assistere ad una partita senza storia e anche noiosa.
(fonte Calabriapost.it) Una specie di esibizione tra scapoli e ammogliati, in cui divertono più gli sberleffi tra i candidati, che non l’esito finale che appare del tutto scontato. De Magistris e la Bruni che si rimbalzano le reciproche magagne, Oliverio che tenta lo sgambetto contro il PD, per impedire che arrivi al secondo posto, Salvini e la Meloni che giocano per il ruolo di capocannoniere, a scapito di Forza Italia, Occhiuto che pensa solo alla squadra di Governo. Con qualche problema di geopolitica, tra Cosenza, Reggio e Catanzaro, che rischia di rimanere fuori dagli assetti che contano (Presidente della Giunta a Cosenza, Vice Spirlì a Reggio,) come la presidenza del Consiglio Regionale, a cui guardano con molto interesse quelli di FdI del capoluogo di Regione.
Come si vede una contesa che ha poco di politico e quasi nulla a che vedere con i problemi reali della Calabria. Al punto che c’è da aspettarsi una larghissima fetta di astensionismo, forse superiore a quello, già preoccupante, delle elezioni del 2020.
Nè suscita alcuna emozione vera il dibattito che si è tentato di stimolare sulla scelta, assai discutibile, di un gruppo di proclamati “intellettuali”, che ha firmato un inconsueto manifesto di sostegno alla candidatura “rivoluzionaria” di Luigi De Magistris, in aperto dissenso con la linea passatista dell’attuale dirigenza del PD.








