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CALABRIA ASIMMETRICA E MARGINALE

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

CALABRIA ASIMMETRICA E MARGINALE

[Edizione > Calabriapost]  - C’è una perfetta asimmetria tra la situazione politica nazionale e quella calabrese. Specie per quanto riguarda il centrosinistra e il PD in particolare. Ma non è molto diversa la situazione nel centrodestra.

Secondo l’ultimo sondaggio dell’IPSOS, l’istituto diretto da Nando Pagnoncelli, il partito di Enrico Letta sarebbe il primo partito in Italia, seguito addirittura dalla Meloni con FI ad una manciata di decimali di percentuale, mentre sarebbe inarrestabile la caduta di Salvini precipitato addirittura al terzo posto, con il M5S ormai in progressivo disfacimento con meno del 15% di gradimento. Si tratta solo di sondaggi e siamo molto lontani dalle elezioni, in cui si contano i voti veri e non le emozioni. Tutto giusto, ma è pur vero che queste indicazioni fotografano una situazione nazionale in grande lievitazione, in cui Letta sta cercando di stabilizzare il Partito Democratico su alcune scelte, sia pure discutibili, come il dialogo preferenziale con il Movimento affidato a Giuseppe Conte e una disperata voglia di sinistra. Mentre quanto avviene nel centrodestra è meritevole di attenta riflessione, perchè la resistibile ascesa di Giorgia Meloni, ben salda all’opposizione del Governo Draghi e a discapito della nuova Lega di Matteo Salvini, apre una prospettiva ricca di incognite e di sorprese in vista dei futuri equilibri di potere all’interno del variegato mondo della destra italiana.

Di segno diametralmente opposto è il panorama politico calabrese, in cui sembrano prossime alla deflagrazione le stridenti contraddizioni che attraversano in profondità soprattutto il partito di Letta, ben lontano dall’essere il partito più apprezzato dall’opinione pubblica e che, semmai, si sta progressivamente, ma drammaticamente allontanando dal comune sentire e dai problemi veri della gente. Per la verità questo processo parte da lontano ed ha il suo punto alfa nell’evidente distacco della sinistra, del vecchio Partito Comunista e dei suoi eredi, dalle problematiche sociali, di emancipazione e di modernizzazione e dalle istanze di garanzia di giustizia e libertà, che caratterizzano anche larghi strati della comunità calabrese. La lettura che di questa realtà continua a fare il PD e che si è concretizzata anche nelle assai infelici esperienze di governo regionale del centrosinistra è stata priva di capacità di analisi e spesso ispirata a modelli del tutto opposti alle specificità calabresi. Questa esperienza non solo ha impedito la nascita di una classe dirigente all’altezza della gravità dei problemi, forgiata sulle battaglie politiche e istituzionali e su una vera cultura di governo, ma è stata facilmente colonizzata dalla dirigenza centrale, fedele interprete del sentimento nazionale che vive la Calabria come avamposto ormai perduto. Questo approccio, che è storicamente politico e ideologico, ha travolto anche l’incolpevole Nicola Irto, reo di essersi fidato di un apparato di partito virtuale, guidato dal commissario dimissionario Graziano, molto vivace nel cicaleccio sui social, ma assolutamente inconsistente nelle piazze, nei luoghi di lavoro e tra le donne e gli uomini calabresi.

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