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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

Non basta ricordare, serve prevenire. I giovani e la Shoah

Se ne parla una mattina qualunque, nell’ora di Storia

e tra i banchi di Scuola davanti ad una finestra che vede un cielo grigio, nuvoloso, freddo.

Se ne parla a Gennaio, aspettando una giornata specifica, tradizionale, annuale, continua: il 27 Gennaio, il Giorno della Memoria.
Ma cos’è la Shoah per i giovani? Un evento storico da imparare a memoria e ripetere il giorno dell’interrogazione? Un ricordo tramandato dai nonni, dai più anziani, chi ha avuto la “fortuna” di viverlo e uscirne vivo? Un punto importante, perno di ideali nati e costruiti su basi invisibili, astratte, influenzate dalla massa e dalle esperienze che diventano religione senza mai viverle sulla propria pelle?
I libri di scuola ci raccontano ciò che, storicamente, è accaduto nel corso degli anni. Cause, persone, poteri, conseguenze che, intrecciandosi,  hanno portato alla disumanità, al massacro senza pietà di persone, nate con la “sfortuna” di essere membro vivo di una razza non “protetta”, con il colore di pelle sbagliato, le credenze errate e un cuore in continuo stato di agitazione. Quello che le pagine dei libri non tramandano sono i sentimenti. 
Cosa avrà mai provato quel bambino ebreo che, mentre giocava con i suoi barattoli e bastoncini, si è visto gettato in una stanza piena di corpi nudi e gas? 
E quel ragazzo omosessuale che portava sulle spalle il terribile peccato di amare qualcuno del suo stesso sesso?
O, per esempio, cosa avrà mai penato il cuore di un uomo, spogliato della sua fatica, del suo sudore, del lavoro, nelle mani di uomini in divisa pronti a deturpargli il corpo senza pietà, senza anima, senza cuore.
Questo nei libri non ci viene raccontato, di solito se ne occupano i film, i documentari, le parole di qualcuno che ricorda quello che è stato, con gli occhi ancora pieni di lacrime e il sonno disturbato dagli incubi.
5,6 o forse 7 milioni di persone sterminale, ma il numero ormai non conta più, non ci si preoccupa e non ci si può calare in un tempo e in un luogo così lontano, non solo anagraficamente ma anche e, specialmente, lontano dalla nostra realtà quotidiana, dal nostro essere oggi.
Quello che c’è da fare non è solo leggere e imparare. C’è da capire che la nostra storia racconta l’odio verso il diverso, l’intolleranza, la sopraffazione nei confronti di un popolo intero.
Ma cosa è cambiato oggi? Nulla.
Vittime su vittime, violenze su violenze, intere famiglie in lacrime sulle bare di figli uccisi per intolleranza, per discriminazione, odio. Il tempo è passato, sono cambiate le persone e le modalità ma, ancora oggi, noi tutti viviamo l’Olocausto.
Non serve solo ricordare, serve prevenire e la prevenzione parte dai giovani, dai più piccoli, da tutti quei cervelli e quelle anime che hanno ancora la fortuna di essere ingenui e vergini nei confronti di idee razziali ancora troppo vive e forti. Senza amore e prevenzione gli orrori che hanno segnato di un rosso vivo le pagine della nostra storia continueranno a segnare di nuovi episodi la storia dei nostri posteri, continuando ad essere il limite primario per la speranza e la sopravvivenza. Il passato è comprensibile solo alla luce del presente e possiamo comprendere il presente solo alla luce di ciò che è passato, è questa la duplice funzione della storia.
I libri ci tramandano gli eventi, come questi sono andati ma non possono insegnarci a prevenire gli orrori, quello è compito della coscienza di noi tutti, dai più giovani ai più anziani. Gli oblii, i silenzi della storia sono rivelatori di quei meccanismi di manipolazione della memoria collettiva. E allora la memoria, la nostra memoria, serve a non dimenticare e ad imparare che le pene sofferte dagli uomini sono ancora più insopportabili quanto più è grande e deplorevole la follia che le genera.


Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo è un uomo)

 

Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria.
Forse è impossibile comprendere ma conoscere è necessario. Noi siamo il frutto della nostra storia, degli errori fatti e che faremo. Siamo il punto di partenza e di arrivo.
Tutto ciò che è stato storia è la storia d’oggi.

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