una variazione di bilancio per finanziare il viaggio in Italia delle famiglie dei quattro braccianti uccisi ad Amendolara, così da consentire il riconoscimento delle salme e il successivo rimpatrio. La proposta è arrivata nel corso della seduta di oggi, aperta proprio con la tragedia di lunedì scorso e con il tema del caporalato.
Nel suo intervento, il governatore della Calabria ha sottolineato che la Regione non è rimasta ferma di fronte al problema dello sfruttamento dei lavoratori e della mancata inclusione sociale. Per questo ha richiamato anche le azioni già avviate dalla Giunta, ribadendo che molte iniziative sarebbero state adottate prima ancora dei fatti di Amendolara.
In aula sono intervenuti anche gli assessori Pasqualina Straface, per l’inclusione sociale, sussidiarietà e welfare, e Gianluca Gallo, per l’agricoltura. Straface ha ricordato la riattivazione del tavolo anti caporalato il 30 aprile, con prefetti, ispettorato del lavoro, Anci, sindacati, associazioni di categoria, enti locali e terzo settore. In quell’occasione, ha spiegato, è nata anche l’idea di una cabina di regia permanente per monitorare il fenomeno.
Nel dibattito non sono mancati i toni duri. Esponenti dell’opposizione hanno denunciato la mancanza di investimenti per gli ispettorati del lavoro e la necessità di integrare le banche dati degli enti coinvolti nel contrasto alle illegalità. L’attacco più pesante è arrivato da Giuseppe Falcomatà, del Pd, che ha accusato la maggioranza di avere “le mani sporche di sangue”. Accuse respinte da Daniela Iiriti, di Fratelli d’Italia, che ha ricordato come il caporalato non sia solo un problema calabrese.



