intervenendo in modo concreto sulla carenza di medici di base: è questo l'obiettivo della proposta di legge depositata IERI dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di "Tridico Presidente", che introduce misure urgenti per rafforzare l'assistenza primaria nei territori disagiati.
Il provvedimento prevede, su base volontaria, la possibilità per i medici di medicina generale di aumentare il numero massimo di assistiti fino a 1.800 pazienti – rispetto ai 1.500 ordinari – esclusivamente nelle aree individuate come carenti dal punto di vista sanitario.
Una misura che si inserisce in un contesto particolarmente delicato per la sanità calabrese: da un lato l'uscita dal commissariamento, dall'altro la permanenza dei vincoli del Piano di rientro e, soprattutto, una situazione critica dell'assistenza territoriale, con intere comunità prive di medico di base, soprattutto nelle aree interne e montane.
La proposta si muove dentro il quadro normativo nazionale, senza modificarlo, ma attivando una possibilità già prevista dall'Accordo collettivo nazionale dei medici: quella di innalzare il massimale nelle aree disagiate per garantire continuità assistenziale.
A differenza delle deroghe temporanee già utilizzate in passato – limitate a sei mesi e legate a situazioni emergenziali – la legge introduce una soluzione più stabile, seppur temporanea, con una durata massima di tre anni e fino all'eventuale aggiornamento dell'Accordo integrativo regionale.
Il cuore dell'intervento è chiaro: evitare che i cittadini restino senza medico di base, riducendo al tempo stesso la pressione su pronto soccorso e sistema di emergenza-urgenza.
Uno degli elementi qualificanti del testo è la totale neutralità finanziaria. La proposta non comporta nuovi oneri per il bilancio regionale, poiché il compenso dei medici resta regolato dai contratti nazionali e finanziato attraverso il Fondo sanitario regionale.
Anzi, secondo la relazione, l'intervento potrebbe generare effetti positivi indiretti, come la riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso e della mobilità sanitaria verso altre regioni.
La legge demanda alla Giunta regionale l'individuazione delle aree disagiate entro 60 giorni, sulla base di criteri oggettivi: carenza di medici, difficoltà di accesso, condizioni territoriali e assenza di strutture organizzate.
È previsto inoltre un sistema di monitoraggio annuale, con una relazione al Consiglio regionale per valutare l'efficacia della misura e il suo impatto sui livelli essenziali di assistenza.
"Questa proposta nasce da un'esigenza concreta – spiega il consigliere Enzo Bruno –: garantire il diritto alla salute ai cittadini che vivono nelle aree più difficili della Calabria. Non possiamo accettare che intere comunità restino senza medico di base. Interveniamo con una misura equilibrata, volontaria e temporanea, che non grava sui conti pubblici ma consente di dare una risposta immediata a un problema strutturale".
"Abbiamo costruito un intervento giuridicamente solido – aggiunge – che si muove nel rispetto delle norme nazionali e della contrattazione, valorizzando una possibilità già prevista ma finora non attuata nella nostra regione. È una scelta di responsabilità, che mette al centro le persone e i loro diritti".



