Taglio delle poltrone in Calabria: si perderebbe un terzo di senatori e deputati

Taglio delle poltrone in Calabria: si perderebbe un terzo di senatori e deputati

Luigi Di Maio lo ha ribadito ancora ieri sera, nel corso della trasmissione “Non è l’Arena” di Massimo Giletti,

su La7: esattamente fra una settimana, cioè lunedì prossimo, 7 ottobre, il Parlamento voterà per il taglio “per sempre”, di 350 poltrone di parlamentari, “350 privilegi e stipendi in meno, che - ha affermato il leader 5Stelle - i cittadini non dovranno votare mai più”. Il taglio potrebbe essere sottoposto a un referendum confermativo nel prossimo anno.
Si tratta, nel particolare, di una sforbiciata che porterà dagli attuali 630 seggi alla Camera dei Deputati a 400, 230 in meno dunque, mentre al Senato della Repubblica si passerà da 315 a 200, 115 in meno.
Il Movimento 5Stelle ne parla come una “riforma storica” per il Paese ma che non potrà non avere risvolti sulle rappresentanze locali, quelle dei territori di appartenenza dei deputati e senatori, per intenderci: i territori che ne verrebbero “penalizzati” sarebbero proprio quelli meno popolati.
In Calabria, in particolare, la “sforbiciata” delle poltrone porterebbe all’eliminazione di più di un terzo degli eletti, passando dagli attuali 30 parlamentari a 19, ovvero sette in meno alla Camera (13 rispetto ai 20 attuali) e quattro in meno al Senato (da 10 a 6). La nostra regione, almeno in termini percentuali, perderebbe dunque il 36% della sua rappresentanza.
Se il “taglio” dovesse passare, così come è prevedibile, si dovrà poi discutere su una riforma della legge elettorale, per la quale tanto i Pentastellati che il Partito Democratico, oggi uniti nel governo “giallorosso”, strizzano l’occhio ad un proporzionale o a un maggioritario a doppio turno.
Di visione contraria l’opposizione della Lega, così come l’intero centrodestra, che riterrebbe più accettabile un maggioritario secco con i collegi.Non tutti gli osservatori “politici”, intanto, vedono di buon occhio quello che è stato ribattezzato come il “taglio delle poltrone”. Sulle colonne del Sole24Ore, ad esempio, il vice presidente di sezione della Commissione tributaria di Frosinone, giudice onorario del Tribunale di Latina e presidente Associazione magistrati tributari della Provincia di Frosinone, Costantino Ferrara, qualche giorno fa ha sostenuto come la riduzione dei parlamentari non “possa incidere chissà quanto sul risparmio nei conti pubblici”.

“In rapporto alla popolazione - ha affermato - abbiamo un deputato ogni 96mila abitanti e un senatore ogni 192mila. … Parlando in termini realistici, … porterebbe ad un risparmio massimo di circa 60 milioni di euro all’anno, cifra simile a quella calcolata per la riforma Renzi-Boschi, di analogo tenore, stimata in 50 milioni l’anno”.
Ferrara ha evidenziato come la riforma non inciderebbe “né sul personale, né sulle spese correnti di funzionamento delle Camere, né sui trattamenti previdenziali (almeno non nel breve termine), dunque il semplice taglio dei parlamentari determinerebbe risparmi sulla quota per indennità, spese per l’esercizio del mandato e rimborsi spese di senatori e deputati”.
“Una cifra minima - ha proseguito - rispetto ai circa 975 milioni di costo della Camera dei deputati e ai 550 circa di costo del Senato. E ancor più irrisoria se si pensa ai numeri di una manovra economica o, per citare un provvedimento, al reddito di cittadinanza, stimato inizialmente in 9 miliardi di euro di costo, poi scesi a 7”.
Per Ferrara, dunque, “richiamando in ballo la matematica, i 60 milioni di euro che si risparmiano tagliando i parlamentari, paragonati ai 7 miliardi del reddito di cittadinanza, rappresentano lo 0,8%”.

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