Non si tratta di procedere burocraticamente ad un adempimento legislativo e di insediamento di nuovi poteri (Ente Intermedio) che subentrano ad una vecchia struttura istituzionale. Esse devono rappresentare un primo passo nella direzione di un riordino del governo delle autonomie locali al quale far seguire la riforma del titolo V della Costituzione. E’ maturo il tempo per semplificare e rendere più efficiente e democratico il complesso sistema delle prestazioni pubbliche nel quadro di un ammodernamento dello stato sociale e della democrazia rappresentativa. La sfida non è di poco conto. La crisi di rappresentanza che si accompagna in un rapporto di causa effetto con la drammatica crisi economica e sociale deve offrire alle forze riformiste e del cambiamento, l’opportunità di scommettere sulla possibilità di rimettere in movimento il protagonismo sociale e una politica economica che sappia pienamente utilizzare le risorse che provengono dallo Stato e dall’Europa e per far funzionare un principio di sussidiarietà nell’erogazione di tanti servizi che possono essere affidati ad un nuovo modello sociale e imprenditoriale fondato su diritti di fruizione e doveri di responsabilità che non possono sempre far leva sullo strumento fiscale.
Occorre semplificare e ridurre i centri di spesa dentro ad una visione moderna, espansiva non pauperista. Meno sprechi, più efficienza. Meno spese per il funzionamento della macchina burocratica per spendere bene nel sostegno di servizi di qualità.
Una provincia come ente di governo di area vasta può garantire l’equilibrio territoriale tra città e provincia e pensare ad uno sviluppo strategico del territorio attraverso la realizzazione di politiche di promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovativa e coerente con la vocazione della città e del territorio. In alcuni campi come quelli dell’ambiente, dell’uso e del governo del territorio, nello smaltimento dei rifiuti, nella viabilità, nelle dotazioni infrastrutturali e di trasporto e mobilità delle persone, nella scuola di 2° grado, un compito programmatico e di gestione sottraendo le funzioni in oggetto alla micro dimensione ripetitiva e di spreco per garantire la sostenibilità finanziaria delle prestazioni erogate. Nello stesso tempo le funzioni di governo e gestione che si organizzano sui territori devono essere sottratte alla regione che, invece, deve svolgere funzioni di legislazione, di programmazione e di indirizzo.
La provincia di Catanzaro capoluogo di regione e sede dell’Università Magna Grecia, con Lamezia Terme, cuore dei trasporti e della logistica regionale, su strada, ferro, ed aerea, situati al centro della regione, deve assumersi la responsabilità storica di riorganizzare il Territorio su due poli, Catanzaro e Lamezia Terme, che non siano centri burocratici ma l’asse dello sviluppo del territorio (agricoltura, turismo, cultura, sanità debbono essere i capisaldi da cui partire) ed alla creazione di posti di lavoro diventando modello per l’intera regione.
Il territorio della provincia di Catanzaro comprende 80 comuni con una popolazione di 370.000 abitanti ed è una realtà complessa ed articolata che occupa il 15,9% del territorio regionale e la parte centrale della Regione.
Quest’ultima è costituita dal cosiddetto Istmo Catanzaro-Lamezia ed una stretta valle allungata lunga 30 km circa, che unisce le due coste: dal golfo di Squillace, sul Mar Ionio, al Golfo di Sant’Eufemia che ne è il punto più stretto.
Ecco perché è la naturale posizione dell’area Catanzaro – Lamezia, al centro della Calabria, che assegna all’intera zona la vocazione di territorio di servizio per la Regione.
Su questo si misurerà la capacità riformatrice della classe dirigente che andrà a dirigere la nuova Provincia.
I Sindaci della provincia di Catanzaro di questo processo debbono essere gli attori principali, dell’attività da svolgere attraverso la previsione di unire i Comuni ma anche delle politiche complessive.
Ad esempio, per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, occorre che il settore della gestione dei rifiuti, anche alla luce del nuovo Piano Regionale, definisca un piano provinciale che superi vecchie politiche che hanno fatto diventare l’area centrale della Calabria la pattumiera dell’intera Regione.
La discarica di Alli, quella di Lamezia , di Pianopoli e l’incredibile tentativo di costruire la discarica della Battaglina, testimoniano di un uso del territorio quanto meno tollerato dalle Amministrazioni di centro –destra, che hanno lasciato soli i sindaci e i cittadini a difendere il proprio territorio.
Ecco perché la nuova Provincia che immaginiamo deve essere la sintesi e lo strumento in mano ai Sindaci per invertire le politiche opache e/o clientelari degli ultimi anni, dovrà incidere su settori significativi quale quello della depurazione che risulta decisivo anche per lo sviluppo turistico.
Il protagonismo dei Sindaci, nell’aggredire i problemi più rilevanti della nuova provincia deve, a nostro giudizio, partire da questo, cioè dalla qualità dei servizi da offrire in maniera uniforme superando anacronistiche divisioni e contrapposizioni localistiche. Ovviamente procedendo anche all’individuazione di tutte le spese superflue e/o inutili e mettendo in vita un sistema di gestione che eviti ogni possibile spreco, puntando a garantire i settori primari ossia strade e scuole.
Per gli altri settori, quali pianificazione del territorio e trasporto pubblico, controllo del trasporto privato, tutela dell’ambiente, che per loro natura rappresentano servizi sovra comunali, da subito deve essere avviata una campagna di ascolto con i Sindaci ed i Consigli comunali, per individuare esigenze e definire priorità ed obiettivi.
Per quanto sopra delineato è del tutto evidente che il Presidente eletto e il consiglio Provinciale, saranno chiamati ad un’opera straordinaria di verifica delle condizioni degli enti locali in rapporto al programma. Verificando le opportunità in essere, favorite dall’azione e dalle decisioni del governo Renzi, specie in materia di riforma della PA, investimenti, nella scuola e formazione (per competenza provinciale) e una ricerca più ampia per rimettere in moto i processi decisionali che mobilitano la spesa e gli interventi pubblici e privati.
Si rende necessaria, pertanto, la costituzione di una commissione per il programma, la quale entro 3 mesi dall’insediamento, dopo un lavoro di consultazione con gli enti locali, la Regione, le associazioni e i sindacati, approvi in consiglio provinciale un piano di interventi finanziati e da finanziare.
Una specifica attenzione dovrà essere rivolta alla verifica dei finanziamenti europei in rapporto all’area dell’Istmo di Catanzaro. Degli obiettivi che nell’accordo di programma con la Regione sono stati abbandonati e stralciati i finanziamenti dalla Giunta Scopelliti e per selezionarne la validità. Piano che comprendeva:
-il sistema delle mobilità di Catanzaro e Lamezia e della loro integrazione con il comprensorio;
- l’armatura dello stato sociale, sanità, assistenza, la formazione, l’università e i beni culturali;
- la mobilità regionale ed esterna, le infrastrutture viarie in particolare l’asse della 280 e i collegamenti con le aree interne: trasversale delle Serre, collegamento ss 280 con Reventino, Sila e Medio Savuto;
- la nuova aerostazione, il collegamento con l’aeroporto, i parcheggi, i raccordi autostradali con l’A3;
- Il sistema di coesione urbanistica e le dotazioni infrastrutturali dell’area Germaneto–Corace. Il finanziamento delle opere già previste sulla 106 da Botricello al soveratese.
Punti cardine che riguardano l’assetto istituzionale
Costruire una nuova identità territoriale ed istituzionale della Calabria.
Radicare la cultura della coesione fondata su un nuovo rapporto tra le istituzioni e le loro funzioni.
Promuovere associazioni, fusioni e unioni dei comuni.
Utilizzare questo passaggio istituzionale per rafforzare la qualità della rappresentanza territoriale.
Avere certezza delle finanze adeguate all’esercizio delle funzioni.
Salvaguardare i livelli occupazionali.



