Secondo lei, a cosa è dovuta la dispersione scolastica, sempre più diffusa?
Quando vado a fare personalmente orientamento, dico quali sono le difficoltà di un Liceo Scientifico, perché è giusto che i ragazzi abbiano un’idea chiara della scuola che intendono frequentare. Per studiare in un Istituto come il nostro si richiede soprattutto una buona preparazione di base in matematica e nelle discipline scientifiche. Spesso gli alunni e i loro genitori non valutano adeguatamente i consigli dati dai docenti, scelgono un percorso di studi non adatto a loro, di fronte alle prime difficoltà si arrendono e abbandonano la scuola. Se invece continuano, le carenze di base, unite ad un’attenzione superficiale, non consentono loro di concludere in maniera positiva l’anno scolastico. Questo è il problema più grosso nel passaggio dalla scuola secondaria di primo grado a quella di secondo grado. Tutto ciò provoca disorientamento. Essere in difficoltà a 14-15 anni è un problema grosso, perché il ragazzo non è ancora ben formato, si scoraggia soprattutto se non incontra le persone adatte (familiari, insegnanti) e corre il rischio di odiare e abbandonare per sempre la scuola.
A suo avviso per quale motivo al sud non si riesce a scendere al di sotto di una determinata percentuale di dispersione scolastica?
Un tempo la questione era di più facile soluzione nel senso che le industrie del centro nord assumevano facilmente i giovani appena terminata la terza media. Chi non voleva proseguire gli studi, poteva entrare subito nel mondo del lavoro. Con l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni, non basta più il diploma di licenza media, ma i ragazzi devono frequentare almeno i due anni della secondaria di secondo grado. Con il subentrare della crisi economica, oggi è sempre più complicato entrare nel mondo del lavoro, anche per i giovani laureati. Le difficoltà diventano maggiori per i ragazzi che avendo abbandonato gli studi, non possiedono adeguate competenze, sono costretti a fare lavoretti mal pagati.
E’ utile costringere i ragazzi a proseguire gli studi mediante l’ausilio delle forze dell’ordine?
Nel momento in cui non si adempie l’obbligo scolastico, il Preside avverte i Servizi sociali del Comune di residenza dell’alunno. L’assistente sociale si reca a casa del ragazzo e cerca di capire i motivi per cui non frequenta la scuola. In passato mi sono trovato in una situazione del genere. In quel caso la ragazza abitava lontano da Locri e non aveva la possibilità economica per spostarsi da un paese all’altro. Abbiamo insistito con la famiglia perché la loro figlia continuasse gli studi, le abbiamo fornito gratuitamente tutto il materiale didattico; la ragazza ha ripreso a frequentare ma dopo poco ha abbandonato. Spesso il motivo dell’abbandono è dovuto a gravi problemi economici, altre volte invece dipende dalla scarsa considerazione che alcune famiglie dimostrano nei confronti della scuola. Attualmente ci sono 2 o 3 alunni che non frequentano il nostro Istituto; abbiamo contattato i Servizi sociali, ma non abbiamo sortito alcun effetto. L’ultimo passaggio è quello di avvertire le Forze dell’Ordine. Il nostro Liceo, proprio per garantire un buon successo formativo a tutti gli alunni, ha aderito al Progetto “Dispersione Scolastica F 3”, realizzato in rete con altre scuole del territorio della Locride. Avremo così nel nostro Istituto la collaborazione di esperti, psicologi e mediatori culturali, che ci aiuteranno a supportare i ragazzi in difficoltà.
Il fenomeno della dispersione può essere causa di attività illegali, come la microcriminalità?
Certo si corre il rischio che un ragazzo di 14 anni, non frequentando la scuola e non avendo la possibilità di inserirsi subito nel mondo del lavoro, possa entrare in giri pericolosi ed essere coinvolto in azioni delittuose. Per questo la nostra scuola propone i progetti PON in modo che gli alunni, e di conseguenza le loro famiglie, sostenuti da personale competente, si rendano conto dell’importanza della scuola nel percorso formativo di ogni persona.
L’abbandono della scuola può essere dovuto a mancanza di autostima?
A 15 anni è facile sottovalutare le proprie capacità e pensare di arrendersi dinanzi ai primi ostacoli. In questo senso la scuola deve dare una grossa mano d’aiuto ai ragazzi. Nei Consigli di classe insieme con i docenti prendiamo in esame le situazioni di ogni singolo allievo del nostro Liceo e ci soffermiamo in particolare sugli alunni delle prime classi di cui non conosciamo ancora bene la situazione didattica e soprattutto quella personale e familiare. È importante “capire” per poter mettere in atto le strategie più adeguate.
È possibile che l’abbandono sia causato da un desiderio di ribellione contro l’istituzione scolastica? Cosa potrebbe fare la scuola per motivare di più gli alunni?
E’ normale che un ragazzo di 15-19 anni non trovi sempre nella scuola tutto ciò che si aspetta. Nel passato sono sorti grandi movimenti studenteschi con l’intento di rinnovare la situazione scolastica. La prima grande manifestazione c’è stata nel 1968, l’ultima nel 1977. Da allora questi movimenti sembrano essersi assopiti. Una grande innovazione oggi nella scuola riguarda l’uso del digitale, del libro in formato elettronico, delle LIM ... Se da una parte queste novità sembrano stravolgere l’insegnamento, dall’altra apportano un miglioramento anche nella didattica. Forse non siamo ancora del tutto adeguatamente preparati alle possibilità che la rete ci offre. Il Ministero dovrebbe prevedere dei corsi di formazione per un migliore utilizzo di queste nuove tecnologie. Anche i laboratori sono strumenti importanti per rinnovare la didattica. Nella nostra scuola li abbiamo; non sono tutti quelli che dovrebbero esserci in un Liceo Scientifico e mancano inoltre anche i fondi per poterli utilizzare al meglio, ma io insisto sempre nei Collegi affinché i docenti non facciano soltanto lezione in classe ma coinvolgano gli alunni in attività didattiche più creative, utilizzando il più possibile i laboratori.
Giovanni Serranò
Elisabetta Gentile
Liceo Scientifico Statale “Zaleuco”
Locri (RC)



