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Rende, in municipio in corso perquisizioni della Dda

Dall’alba di questa mattina sono in corso perquisizioni ordinate dalla Dda di Catanzaro presso il municipio di Rende. L’inchiesta, che vede tra i firmatari il sostituto Pierpaolo Bruni, parte da lontano e di recente ha visto parte degli epiloghi consumarsi in Cassazione.

 

Una storia complessa quella del Comune di Rende attenzionato dalla Dda di Catanzaro. Un’inchiesta che parte un anno e mezzo fa e che vede al centro degli inquirenti la presenza di pregiudicati criminali di spicco assunti nella coop in service che opera totalmente per conto dell’amministrazione comunale di Rende. Seguirono gli arresti dell’ex sindaco Umberto Bernaudo e dell’ex assessore al Bilancio Piertro Ruffolo, entrambi peraltro anche consiglieri provinciali di Cosenza. Proprio in occasione della campagna elettorale per le provinciali del 2009 si sarebbe consumato, secondo i magistrati della Dda, il reato di voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa con l’utilizzo di centinaia e migliaia di voti da parte della coop rendese per le provinciali in cambio delle commesse del Comune. Con quei voti il sindaco di allora e l’assessore al Bilancio, secondo gli inquirenti, approdarono in consiglio provinciale consumando il reato. Agli arresti seguirono ricorsi e controricorsi con lo stralcio pressocché immediato del reato di concorso esterno in associazione mafiosa da parte del Gip. Nei giorni scorsi la Cassazione, con due sentenze distinte, ha definitivamente archiviato la presunta posizione “mafiosa” dei due amministratori ma la Dda ha fatto sapere che, ovviamente, l’inchiesta non finisce qui. Nel mirino degli investigatori non c’è solo la presunta compravendita “criminale” dei voti per le provinciali del 2009 ma tutto un sistema, un metodo clientelare e associativo che potrebbe aver influenzato ogni consultazione rendese praticamente dall’inizio della storia sociale della coop, nel 2000, fino ai giorni nostri. Un sistema che secondo i magistrati sarebbe ben collaudato e ruotante tutto attorno alla coop che nel suo organico vede infiltrati noti esponenti criminali della zona. Uno su tutti, che ora è agli arresti dopo una clamorosa latitanza e dopo essere finito nell’elenco dei super ricercati d’Italia, Ettore Lanzino. Il super boss della malavita cosentina risulta ufficialmente assunto dalla coop in house del Comune di Rende negli anni passati e con lui Di Puppo, braccio destro e suo sodale nella latitanza. Ma ci sono anche altri nomi borderline nella coop e che la Dda segue da tempo. Ufficialmente la coop deve occuparsi del verde in città, della manutenzione delle luci, del cimitero e di altri servizi ancora ma oggettivamente ha un numero di assunti superiori ai servizi richiesti. Secondo gli inquirenti la coop è in grado di muovere all’occorrenza dai due ai cinquemila voti che gli amministratori rendesi avrebbero utilizzato in ogni consultazione elettorale utile. Inevitabilmente oneroso il bilancio economico e questo sì certificato come clientelare dai giudici. Il Comune di Rende si indebita sistematicamente e spesso anche sforando i conti pur di saldare puntualmente la coop dei servizi. In uno dei passaggi individuati dai magistrati si evidenzia un clamoroso mutuo che il Comune ha contratto pur di pagare la coop sforando il bilancio e diciamo così sorpassando nella priorità altri creditori.
Un’inchiesta in ogni caso tutt’altro che conclusa nonostante lo stralcio definitivo della Cassazione per quanto riguarda i reati di associazione mafiosa che riguardano Bernaudo e Ruffolo. Le perquisizioni di queste ore dimostrano come la Dda di Catanzaro, sul caso Rende, non intende affatto fermarsi.

Ultima modifica il Mercoledì, 15 Maggio 2013 12:12
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