istituzionale, in Libano, il 31 ottobre 2016, è stato eletto l’ex Generale cristiano-maronita Michel Aoun. L’elezione, frutto del Patto del 1943 secondo il quale il ruolo di Presidente della Repubblica deve essere affidato ad un cristiano maronita, è il risultato di un accordo tra forze politiche e religiose avverse, ma soprattutto quello con lo sponsor saudita, il sunnita Saad Hariri che verrà a sua volta nominato Primo Ministro.
E’ interessante ripercorrere, anche se in modo sintetico, la vita del nuovo Presidente e gli avvenimenti che dal 1988 ai nostri giorni si sono succeduti.
Michel Aoun, 80 anni, ritorna, da Presidente della Repubblica, al Palazzo Presidenziale dopo che, il 22 settembre 1988, il Presidente Amin Gemayel, alla fine del suo mandato in un a situazione d’emergenza, emette i decreti ministeriali nr. 5387 e 5388 e nomina il Gen. Capo dell’Esercito, M. Aoun, Primo Ministro e Capo di un Governo formato dal Consiglio Militare e composto da cristiani, drusi e musulmani.
E’ il tempo in cui il Libano aveva subito dal 1975 una guerra degli altri sul suo territorio che alla fine causerà oltre 150mila morti e decine di migliaia di feriti. Il progetto della “Grande Siria” e del “Grande Israele” cozza con la determinazione del Generale di volere un Libano unito ed indipendente. Alla sua nomina, la Siria, di fatto padrona in Libano, risponde imponendo agli ufficiali musulmani e drusi di non prendere parte alle riunioni direttive e di isolare il nuovo e legittimo Capo del Governo. A quest’atto il Generale risponde decretando la “guerra di liberazione” di tutte le forze straniere, siriane ed israeliane, sul territorio libanese.
L’accordo vergognoso e farsa, stipulato dai nemici del Libano, a “Taif”, in Arabia Saudita, sancisce di fatto l’occupazione di Damasco stabilendo solo il ritiro delle forze israeliane dal sud del Paese ma non di quelle siriane.
Il 5 novembre 1989, i deputati, ormai non più rappresentativi del popolo libanese, essendo stati eletti per l’ultima volta nel 1972, venivano condotti nella caserma di Kleiat, utilizzata dalle truppe siriane, ed eleggevano a Presidente della Repubblica il filosiriano, Renèe Moawad, che 17 giorni dopo veniva assassinato presso la sede dei servizi segreti siriani. Alla stessa ora falliva un tentativo di uccidere Aoun.
L’elezione di Elias Hrawi in un edificio, sempre dei servizi segreti siriani, nella Bekaa da inizio all’uso della forza per cacciare Michel Aoun dalla sua legittima sede del palazzo del governo di Beirut.
Il giorno successivo alla minaccia centinaia di migliaia di cittadini libanesi si recavano e presidiavano il palazzo presidenziale, facendo da scudo umano al generale Aoun da un’eventuale azione militare siriana. Questo presidio popolare continua per mesi. La notte di Natale del 1989 sono circa 700mila i libanesi assiepati sui fianchi della collina sulla quale sorge Baabda, il Palazzo Presidenziale, pronti a morire per il loro Capo del Governo.
Inizia una strenua difesa da parte delle forze leali al generale di quelle zone del Libano ancora libere e del ridotto cristiano di Beirut Est. L’assedio e i bombardamenti sono continui, il blocco economico sulla popolazione cristiana è una delle armi per fiaccare la resistenza di chi vuole la sovranità e l’indipendenza del Libano nell’assoluta indifferenza delle nazioni occidentali. In questo contesto viene costituito in Italia il “Comitato di Solidarietà con il Popolo Libanese” che organizza l’invio di tre container di viveri, medicinali, protesi e carrozzine per invalidi. Circa 40 volontari, italiani e spagnoli partono per il Libano e per tutto il mese di agosto del 1990 si occupano della distribuzione.
Il 12 agosto 1990, alle 21.00, dopo avere attraversato Junieth, cittadina controllata dalle Forze Libanesi di Samir Geagea, sul libro paga israeliano, e ostili ad Aoun, e superato i vari posti di blocco stradali un gruppo di volontari, tra cui il sottoscritto, raggiunge Baabda. Perquisiti più volte da militari diversi, entriamo nella Sede governativa bombardata.
Ad attenderci, nel bunker, è il Generale Michel Aoun che risponde alle nostre domande. Ringrazia ed elogia il gruppo per essere lì accanto a lui in circostanze non facili e per il sostegno portato. E’ un uomo tutto d’un pezzo, amato e stimato dal suo popolo. Dalle sue parole emerge con chiarezza quanto sia avverso agli intrighi politici ed ai giochi internazionali sulla pelle dei libanesi.
“Io chiedo libere elezioni – ci dice – non cerco il potere con la forza, quando si ha con se il popolo è un onore servirlo quando non lo si ha è preferibile dimettersi”.
Intanto, il 2 agosto del 1990, Saddam Hussein invade il Kuwait, gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati in Medio Oriente, tolgono la Siria dall’isolamento e dal titolo di “Stato Canaglia” e fomentatrice del terrorismo e la trasformano in “alleato”.
E’ la fine del Libano, del sogno di indipendenza e sovranità nazionale rappresentato dal “Generale cristiano” e dal Popolo libanese nelle sue varie componenti etniche e religiose.
Infatti il 13 ottobre 1990, alle 19.30 ore locali, violando ogni legge internazionale, l’aviazione siriana, con il permesso di Israele, attacca e bombarda Baabda di Beirut causando oltre mille morti. Per evitare ulteriori ed inutili spargimenti di sangue, Aoun viene accolto nell’Ambasciata Francese e dà l’ordine ai suoi uomini di non opporre resistenza e di mettersi agli ordini di Hrawi. Ma non mancarono centinaia di morti e le vendette sulla popolazione civile.
Il Libano era stato “venduto” dagli americani alla Siria in cambio dell’appogio di questa nella guerra contro Saddam Hussein.
Il Generale Aoun viene portato a Parigi da dove, nei 15 anni di esilio, continua la sua azione politica a favore del Libano; in Italia continua il nostro impegno culturale, di informazione e denuncia per la sorte dei cristiani libanesi e per la sirianizzazione ed islamizzazione del Paese e costituendo su tutto il territorio nazionale il “Comitato per la Libertà e l’Indipendenza del Libano”.
Nel 2005, Aoun ritorna in Libano in uno scenario completamente cambiato, ma non è mutata la simpatia e la fiducia del popolo libanese, e soprattutto cristiano, nei suoi confronti. Fonda, sotto la sua guida, il “Movimento Patriottico Libero”, fa una scelta di campo alleandosi con gli sciiti Hezbollah libanesi, nel frattempo gli unici a difendere i cristiani, allaccia rapporti di amicizia e di alleanza con la nuova Siria di Bashar Al Assad e con l’Iran.
Ed è proprio l’asse sciita Hezbollah – Siria – Iran che lo ha sostenuto maggiormente per il raggiungimento della carica presidenziale.
Dopo Bashir Gemayel è certamente la figura cristiana più rappresentativa del Libano. A lui guarda con fiducia la comunità Cristiano Maronita e tutto il popolo del “Paese dei Cedri” per un futuro degno di questo piccolo Paese, simbolo e modello, dal 1943 al 1975, di convivenza civile e religiosa ed esempio non solo per l’Oriente ma anche per l’Occidente. Di fronte alla drammatica situazione libanese, il nuovo Presidente di certo farà valere la sua esperienza e determinazione, mettendo la sua ormai non giovane vita al servizio della “Patria Libanese”.
Vittorio Gigliotti
Membro dell’Osservatorio sulle Comunità Cristiane in Medio Oriente
Presidente di Cantiere Laboratorio



