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Appuntamento al Planetario di Reggio con il prof. Calabrese

Oggi 1 Aprile, alle ore 17.00 al Planetario provinciale Pythagoras di Reggio Calabria

il Prof. Andrea Calabrese, docente ordinario di Teoria dell’armonia e analisi presso il Conservatorio di Musica “Francesco Cilea”, tratterà del rapporto tra Dante e la musica.
Questo rapporto è molto più complesso di quanto non appaia a un sommario approccio alla lettura della sua opera e, in primo luogo, della Divina Commedia.
Per questo all’interno del corso “Le vie della musica e l’armonia dell’Universo” è sembrato opportuno dedicare uno spazio all'esame che la teoria dell'armonia delle sfere occupa nella Divina Commedia di Dante, ed in particolare nel Paradiso.
Che è tutt’altro che scontata, ed anzi per molti versi altamente problematica.
Cosa induce Dante ad opporsi al “maestro di color che sanno”, Aristotele, che nega l’esistenza della musica delle sfere non esiste nessuna musica: se esistesse un suono prodotto dalla rotazione degli astri, sarebbe talmente forte ed intenso da distruggere la vita sulla terra, cosa che non è.
Quindi, non esiste alcuna musica delle sfere.
Ma perché non esiste? Perché gli astri si muovono nel medium della propria sfera, e quindi non c’è attrito. Dante anti-aristotelico, quindi, su questo punto?
Dante crede in questa armonia non solo per un motivo di ordine estetico, ma anche per profonde convinzioni di natura filosofica: non bisogna infatti dimenticare la persistenza nell’opera dantesca dell’eco della corrente di pensiero pitagorico-platonica mediata principalmente dall’insegnamento di Boezio, Sant’Agostino e San Bonaventura.
L’incontro di Dante personaggio con la musica delle sfere avviene entro i primi cento versi del Paradiso, nel momento in cui egli varca assieme a Beatrice la sfera del fuoco per entrare nel primo cielo, quello della Luna, ma è preannunciato anche nel Purgatorio, e poi si estende fino a raggiungere le vette più elevate dell’astrazione intellettuale, attraverso le “rote magne” in cui si canta incessantemente l’armonia del Creato.
Dante ritiene che l’armonia delle sfere non vada tanto ascoltata, a seguito di una percussione dell’onda sonora, quanto piuttosto riconosciuta con un atto intellettivo attraverso il quale l’uomo possa accedere alla comprensione dei rapporti armonici che regolano la struttura ordinata dell’universo.
Di questo e altro ancora si tratterà nella relazione di oggi pomeriggio alle 17.00 al Planetario.

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