atleta del Club Scherma Cosenza scomparso a 28 anni in seguito ai postumi di un incidente stradale. In un messaggio il presidente federale Paolo Azzi e il Consiglio, unitamente a tutta la grande famiglia della scherma italiana, addolorati e increduli, «piangono la scomparsa di Antonio Zupi, atleta del Club Scherma Cosenza, e rivolgono le più sentite condoglianze ai suoi cari e a quanti gli hanno voluto bene».
La Federscherma ha così ricordato Zupi: «Classe 1996, Antonio se n’è andato via da questa vita in un’età in cui dovrebbe esser vietato morire, dopo aver combattuto con lo stesso coraggio che aveva in pedana a seguito di un incidente. Appena qualche giorno fa, in occasione della prima prova di qualificazione regionale Assoluti di spada in Calabria, tutti i partecipanti s’erano riuniti per una foto di gruppo, mettendo in bella vista le t-shirt bianche realizzate per lui, su cui campeggiava la scritta “Ti aspettiamo Zuperman”. Attendevamo il suo ritorno tra le pedane, non accadrà ma è lì che lo ritroveremo, idealmente, per sempre, ricordando la sua passione per il nostro sport e il suo sorriso».
Sul sito della Federscherma Calabria a tratteggiare un omaggio a Zupi il suo maestro Paolo Bruno: «Antonio era una persona calma, pacata, buona, generosa, gentile, di una bontà eccelsa… aveva tutti i pregi di questo mondo. La parola giusta è che era bello, in tutto e per tutto, non solo fisicamente. Con lui parlavamo di qualsiasi cosa. Lui aveva un agonismo dentro, veramente da atleta di alto livello. Eccezionale da questo punto di vista. Poi da grande ha iniziato ad usare anche un po’ la testa, nonostante questa sua foga, grazie al mio aiuto. Infatti l’unico rimpianto che ho è la finale che abbiamo perso contro Daniele Bilotta 15-13 (Prova di Qualificazione Assoluti del 25 aprile 2021 ndr) dopo una gara eccezionale fatta sulla pazienza, ossia l’esatto contrario suo, e su assalti difficili che lui perdeva e ha rimontato. Alla fine mi ha detto “Paolì sei stato eccezionale, io non ho mai fatto una gara così, non so come hai fatto a tenere a bada i miei istinti. Credo - ha detto ancora il maestro Bruno - di aver fatto la gara più bella della mia vita”. E io ho detto “mi dispiace solo che quei due punti non
siamo riusciti a metterli”. Forse la gara più bella che io stesso ho vissuto nonostante i grandi risultati ottenuti. Lui è stato allievo, amico, compagno, collega e ad un certo punto mi è stato vicino in un periodo molto difficile della mia vita. E quando è tornato poi in palestra mi sono reso conto che lui veramente per me era come un figlio».



