Fatti fuori Marc Augé, Ramin Bahrami, Salvatore Settis e ‘Il Teatro dell’Acquario’ perché non graditi, pare, a un pezzo della politica». Lo dice a voce alta Dalila Nesci, deputata tropeana del Movimento Cinque Stelle, che chiede: «Come mai? A chi è venuto in mente? Siamo alle liste di proscrizione?». «Sembra, sottolinea la parlamentare, che il potere abbia voluto levare di mezzo intellettuali critici, dunque scomodi, e mettere il suo marchio politico, rovinando un appuntamento di grande successo in Italia, ottenuto anche per l’autorevolezza della presidente del Premio, Isabella Bossi Fedrigotti». «I fatti direbbero, prosegue la deputata M5S, di un tentativo di colonizzazione politica che potrebbe imbarazzare la signora Bossi Fedrigotti, estranea a queste logiche». «Inoltre è finita, continua Nesci, la collaborazione tra il Sistema bibliotecario vibonese e il progettista e direttore artistico Maria Faragò, addirittura sostituita, per i giornali, da Domenico Gangemi, vincitore della passata edizione del Premio Tropea. Fosse vero, sarebbe una vergogna».
La parlamentare denuncia: «Di fatto Tropea ha perduto la sua centralità nel Festival, per motivi interni alla politica. Ciò è molto grave e bisogna parlarne. In Calabria si subordina ogni aspetto della vita alla politica, che spesso pretende di assumere con estrema pochezza qualsiasi decisione, a danno del bene comune». Nesci conclude: «Chiedo a Caligiuri, in quanto assessore regionale alla Cultura, di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità istituzionali, ripristinando le cose e allontanando la politica dalle scelte culturali, queste spettando agli addetti ai lavori».
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Tropea Festival, Nesci (M5S): "La politica detta il programma e rovina l'evento"
«È assurdo, alla fine dello scorso luglio la presentazione ufficiale del Tropea Festival e dopo poche settimane lo stravolgimento del programma.



