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Sbarra, Cisl: "Cambiare questa Legge di Stabilità è possibile"

"Ridurre le tasse sul lavoro, rilanciare la crescita e l’occupazione,

fare del mezzogiorno una vera grande questione nazionale, rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga, rafforzare gli stanziamenti per le politiche sociali". Così inizia una nota Cisl, che continua: "Cambiare questa Legge di Stabilità è possibile, ha detto Sbarra, per realizzare questi obiettivi e conseguire risultati per la gente che noi rappresentiamo.

Il Segretario Confederale CISL Luigi Sbarra, nell’intervento conclusivo, ha sollecitato Governo e Parlamento ad introdurre modifiche sostanziali e cambiamenti profondi alla Legge di Stabilità in direzione di una consistente riduzione della tassazione sui redditi da lavoro dipendente e da pensione ed anche per le Imprese che investono in ricerca e innovazione incrementando i livelli occupazionali.

Inoltre Sbarra ha evidenziato come l’eccessivo prelievo fiscale stia soffocando l’economia italiana condizionando le prospettive di crescita e di sviluppo del paese .

Non è più rinviabile una politica economica e sociale centrata sulla redistribuzione del reddito verso lavoratori, pensionati e famiglie per far ripartire i consumi, sostenere la domanda interna, salvaguardando così la produzione manifatturiera e dei servizi e i posti di lavoro.

Chiediamo al Presidente Letta ed al Parlamento che ogni risparmio collegato alla spending-review e al recupero di risorse della lotta all’evasione fiscale deve confluire in un “fondo speciale” che attraverso una norma legislativa , da inserire nella legge di stabilità , vincoli ed assicuri l’utilizzo di queste risorse per ridurre la tassazione sul lavoro.

Occorre inoltre cambiare l’impostazione politica, economica e sociale del Governo puntando decisamente al lavoro e all’occupazione. Bisogna stabilizzare il precariato, rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga modificando i criteri restrittivi sulla platea dei beneficiari, potenziare le risorse per i contratti di solidarietà, realizzare una strategia che metta al centro le politiche attive per il lavoro.

Se il Paese arranca per effetto della prolungata fase di recessione economica il Mezzogiorno e la Calabria rischiano di sprofondare negli abissi della povertà, del disagio sociale, della disoccupazione (specie giovanile), di un precariato senza diritti e senza diritti e senza tutele.

Il governo nazionale ed i governi regionali sappiano rispondere a queste emergenze mettendo in campo provvedimenti , progetti e risorse capaci di agevolare la stabilizzazione del precariato , fronteggiare e ridurre le diseguaglianze , costruire risposte di occupazione per i giovani .

Occorre sostenere un utilizzo pieno e ottimale delle risorse dell’Unione Europea con una strategia centrata sulla programmazione e sulla progettualità e che operi interventi per la concentrazione delle risorse su lavoro, impresa, inclusione sociale; che individui obiettivi certi e verificabili, che valorizzi le tante risorse naturali e culturali del territorio: dall’agroalimentare alla politiche ambientali, dal turismo ai beni culturali, dalle politiche energetiche al sostegno delle piccole e medie imprese, dalle infrastrutture alla logistica.

Due le grandi priorità del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020 : la crescita del lavoro ed il sostegno al tessuto industriale , produttivo e dei servizi per favorirne la competitività ed il miglioramento della produttività .

Bisogna ridare dignità e risposte concrete ai pensionati attraverso la piena rivalutazione dei trattamenti pensionistici, adottare uno strumento di contrasto alla povertà dilagante, al rafforzamento del fondo sociale a favore della non autosufficienza e della integrazione dei servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.

Basta ai tagli lineari al pubblico impiego e le continue penalizzazioni ai lavoratori pubblici verso i quali è necessario garantire il diritto alla contrattazione con una politica di piena valorizzazione delle professionalità, delle competenze e del merito.

Il Paese può ripartire se il Governo punta decisamente alla crescita economica e al rilancio degli investimenti, se mette veramente al centro il lavoro e la sua qualità, soprattutto nel Mezzogiorno e in Calabria che più di altre aree pagano un prezzo altissimo alla crisi con la perdita di posti di lavoro, la crescente disoccupazione, il progressivo depauperamento del tessuto industriale e produttivo.

Per queste ragioni – ha concluso Sbarra - lottiamo e ci mobilitiamo per un profondo cambiamento della condizione economica e sociale del Paese ed anche per costruire una prospettiva di certezza, di speranza e di fiducia per i lavoratori, le famiglie, i tanti giovani disoccupati."

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