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Ledda: La città di Catanzaro è in declino

Catanzaro -   Quirino Ledda, dirigente di Sel sostiene: ''Catanzaro è al limite, da molti anni è in declino e svilisce quel patrimonio di capitale sociale,

l'accoglienza, la produttività, la vivacità culturale al di là di piccoli episodi certamente non la caratterizzano come capoluogo di regione. E' stata depredata dei suoi spazi per realizzare solo speculazioni edilizie non pianificando ne il suo sviluppo economico per una crescita capace di realizzare un sistema di rapporto pubblico-privato, ne sul piano urbanistico una realta' vivibile. Il sistema di welfare locale e' in una situazione drammatica, al maturarsi dei bisogni delle persone, per le profonde modifiche avvenute, nuove poverta', disoccupazione giovanile, assistenza agli anziani etc, si e' risposto che rappresentano un costo per il comune, puntando alla esternalizzazione, e l'esempio non abbiamo un solo asilo comunale.

Manca la capacita' dei nostri amministratori, continua Ledda, di guardare ad andare oltre. La coesione sociale e' una delle cause piu' evidenti della insicurezza crescente dei catanzaresi, contro la quale nulla possono i tentativi di impostarla tutta sul piano della risposta di ordine pubblico.

Senza coesione sociale e solidarieta' e senso di appartenenza l'insicurezza aumenta, investire per strutture sociali vuol dire dare lavoro e assistenza ai bisognosi.

Va costruito un sistema di servizi domiciliari per anziani non autosufficienti secondo le condizioni reddituali. L'università una grande risorsa per Catanzaro, e' vissuta da parte degli universitari e dai cittadini come un corpo estraneo, mentre potrebbe costruire una iniezione di conoscenza, e entusiasmo per la nostra citta'. La partecipazione democratica essendo inesistente, bisognerebbe realizzare i quartieri cittadini, come nuova forma di democrazia che parte dal basso, come e' stato realizzato in molte piccole e grandi citta' italiane.

Potrei continuare sul equilibrio sostenibile nell'assetto urbanistico tra alloggi, servizi, insediamenti produttivi e commerciali per puntare a grandi piani di riqualificazione urbana, conclude Ledda, ma per realizzare questi obiettivi ci vuole una nuova classe dirigente''.

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