1140x150-completo-di-qrcode

antincendio-calabriaverde-2023

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Il Pd nella palude, Oliverio verso la segreteria

In attesa dell’assemblea nazionale di sabato il Pd non ha ancora ben chiaro quale sarà il suo percorso interno fo al probabile congresso di ottobre. E a cascata, ovviamente, è caos o anarchia totale in quelle regioni commissariate, come la Calabria, in perenne attesa di un nuovo assetto.

 

Stavolta però, almeno questa è l’impressione, la macchina organizzativa che dovrebbe “normalizzare” il partito, non dovrebbe fermarsi. Il congresso regionale ha fissato D’Attorre per il 16 giugno e il congresso regionale, almeno fino a prova contraria, si terrà. Non è spopolato in verità il “partito” nel partito che crede che in realtà alla fine, considerata la fase di stallo che si vive a livello nazionale, l’assise regionale non si terrà neanche questa volta. Sarebbe l’ennesimo rinvio della normalità, una iattura se teniamo conto che è da tre anni e mezzo ormai che il partito non ha un segretario vero e proprio. Ma questo secondo gli scettici è lo scenario ancora una volta più probabile. Se in ogni caso il congresso invece dovesse tenersi il 16 di giugno le candidature per le primarie dovranno essere presentate entro il 26 maggio. Allo stato attuale è il presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio ad essere in pole position. Non senza avversari e non senza ostacoli. Gli avversari, lo leggerete tra poco, sono i renziani o comunque quell’area (da Principe a Pirillo passando per Laratta e Magorno) che non ne vuole sentire di affidarsi alle mani sagge di Oliverio. Gli ostacoli sono burocratici e istituzionali dal momento che se vuole candidarsi alla segreteria Oliverio è costretto a dimettersi dalla presidenza della Provincia, così come vuole lo statuto del partito. Nelle prossime ore, forse entro domani, riunioni romane e delicatissime scioglieranno tanto la candidatura di Oliverio quanto le sue eventuali dimissioni. Nel frattempo, come accennato, è guerra interna in Calabria. Nelle ultime ore è toccato a Magorno intervenire con una nota durissima sul rinnovamento del partito. “Il Pd deve darsi una scossa - dice Magorno – per rimanere per sempre in quella palude dove sembra essersi impantanato. Il partito deve ritrovare lo spirito delle origini, lo spirito del Lingotto e arricchirlo di nuovi contenuti e di nuovi stimoli. Comprendo che ciò che è avvenuto dalle elezioni in poi è stato decisamente traumatico per tutti, soprattutto per la base del partito nella quale prevalgono i sentimenti di delusione e di smarrimento. Adesso però occorre ripartire, non c’è più tempo da perdere, e chi sarà chiamato a guidare il partito a livello regionale e nazionale, in questa fase avrà una grande responsabilità, quella di saper fare emergere quelle energie che serviranno per riprendere il cammino con entusiasmo. Voglio subito lanciare un avvertimento sul Pd calabrese, ed in questo sono concordi con me tutti coloro che fanno parte dell’area “renziana”: non accetteremo nessuna restaurazione e nessun ritorno a quei “giochi di potere”, che di fatto in Calabria hanno creato il distacco tra la gente e il partito e sono alla base delle mortificanti sconfitte elettorali degli ultimi tempi. Io e i miei compagni di viaggio dei comitati pro Renzi siamo pronti a puntare su di un nome assolutamente nuovo, un candidato di “rottura” che superi, una volta per tutti, la vecchia nomenclatura e che dia vita ad una stagione nuova in Calabria. Non vogliamo più segretari o commissari “liquidatori”, ma una persona che prenda in mano il partito proponendo un progetto chiaro ed innovativo, non limitandosi alla sola gestione dell’esistente e delle postazioni di potere. Detto questo, non sono però i nomi che ci appassionano, ma i contenuti di cui si farà interprete chi si candida alla segreteria. Non vogliamo prendere parte ad alcun “toto-nomi “ e non vogliamo aderire ad alcuna cordata per questo o quel candidato di bandiera. Ci interessa solo sapere cosa vuole fare il nuovo segretario per la Calabria e noi saremo pronti a contribuire partendo dall’idea di un Pd nuovo per come l’ha sviluppata Matteo Renzi. Una proposta alla quale i fatti stanno dando pienamente ragione. Sullo sfondo ci sono le grandi emergenze della nostra regione, a cominciare dalla drammatica situazione occupazionale. Questioni nelle quali centrodestra ha palesato il suo fallimento e tutta la sua incapacità di governare. Esemplare in questo senso la catastrofica gestione dell’emergenza rifiuti. Il Pd deve candidarsi a governare la nostra regione per salvarla dal baratro, ma non può farlo un Pd senza idee e senza entusiasmo e soprattutto non può farlo un partito che non rinnova profondamente se stesso”.

Ultima modifica il Mercoledì, 08 Maggio 2013 16:47
Vota questo articolo
(0 Voti)

 La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo