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Dacia Maraini al liceo Zaleuco. Gli uomini passano, le idee restano

Giorno 12.12.2013: riceviamo a Locri un’illustre scrittrice, Dacia Maraini. Dalle parole della professoressa Autelitano, Dirigente Scolastico dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Oliveti-Panetta” di Locri,

deduciamo debba trattarsi di una donna veramente speciale e, come ama definirsi lei, ‘impegnata’. Scrittrice, ma anche poetessa, la Maraini s’interessa di teatro e cinema ed è famosa in Italia, ma anche a livello internazionale, con molteplici traduzioni dei suoi libri. Nata a Fiesole il 13 novembre 1936, ha vissuto la sua gioventù in Giappone, dove ha sperimentato la prigionia nei campi di concentramento, per poi tornare in Italia, dove, dopo qualche anno trascorso in Sicilia, si è stabilita a Roma. In odore di Nobel, Dacia Maraini è vincitrice di parecchi premi letterari, tra cui ricordiamo il Campiello e lo Strega. Nel 2012 ritira il Premio Campiello alla carriera, che le viene assegnato con questa motivazione:
“Il nostro è un omaggio ad una scrittrice italiana tra le più conosciute. Già vincitrice del Premio Campiello nel 1990, la sua fama è dovuta anche al suo grande talento come critica, poetessa, saggista e sceneggiatrice. È diventata un riferimento della cultura italiana. Da sempre attenta ai temi femminili è una delle voci più importanti della nostra narrativa.”
Nel suo ultimo libro Chiara D’Assisi ci racconta di Santa Chiara, la quale rinuncia a tutto per chiudersi in un convento. «Questo è un atto di libertà!» dice, poiché la scelta fatta era libera e autonoma. «Chiara è un esempio di forte spiritualità», esordisce a un tratto la scrittrice, dicendo ironicamente: «sono sempre gli uomini che si mettono in mezzo!»; quest’affermazione non implica sicuramente una guerra fra i sessi, l’uomo dopotutto è vittima, poiché è nato in un contesto culturale prettamente patriarcale e misogino, nel quale non era concesso esprimere sentimenti. Nonostante Cristo non abbia mai parlato di guerra, sappiamo bene che per la religione se ne sono fatte tante di guerre. In tutta Europa nascevano, nel periodo medievale, movimenti di protesta, come quello dei Catari, che chiedevano un ritorno al Vangelo, tuttavia San Francesco, San Domenico o Santa Chiara non sono mai stati definiti eretici, tutt’altro, loro predicavano l’insegnamento cristiano condensato nella massima “ama il prossimo tuo come te stesso” e il prossimo non era necessariamente l’uomo buono. Chiara predica un’assoluta povertà e rifiuta qualsiasi proprietà, diversamente dalla Chiesa del tempo (le clarisse erano infatti nude e camminavano scalze, indossando solo un misero saio sul corpo, dormivano su un sacco di sarmenti e come cuscino usavano una pietra di fiume). Inoltre, Chiara ha combattuto tutta la vita per difendere il privilegio della libertà e, il giorno prima che lei morisse, il Papa, attraverso l’emanazione di una Bolla, diede l’assenso al suo programma di vita comune. Morta in agosto, era già Santa in ottobre e tale rapidità dice tutto sulla volontà della Chiesa di anestetizzare le spinte più estremistiche del suo pensiero.
Nella seconda parte dell’incontro Dacia Maraini mette da parte il racconto del suo libro per dare spazio a noi, giovani lettori. Dal colloquio emergono domande inerenti al libro, al suo pensiero, ma anche alla sua vita; la scrittrice ci invita a leggere per mettere in moto l’immaginazione, per diventare protagonisti di una storia che questa volta riscriviamo noi. Dacia Maraini parla di Chiara Mandalà, nome fittizio della ragazza che le ha suggerito la scrittura di questo libro: Chiara dopotutto potrebbe assomigliare alle mistiche del Duecento che rifiutavano il cibo, non per seguire stupidi canoni estetici, come succede oggi, ma per avvicinarsi alle sofferenze di Cristo. In Chiara Mandalà, come in Chiara D’Assisi, la scrittrice trova il rifiuto verso una cultura che sopprime e umilia le donne, una realtà dissimile da quella che predicava il figlio di Dio. Chiede allora una ragazza: « E’ positivo cercare se stessi in qualcun altro?». La narratrice risponde che riconoscersi in altri non è un processo di identificazione, ma di conoscenza. La Maraini oltretutto è laica, ma crede nel mistero, crede negli ideali e pensa che per difenderli sia necessario anche sacrificare la propria vita. Lo ricordano le suore, che, entrando in un convento, diventano mogli di uno sposo che non conosceranno mai, lo ricordano i genitori di Dacia che, quando lei aveva sette anni, hanno rifiutato di firmare il consenso alla Repubblica di Salò. Rifiutando il nazismo che si stava diffondendo, hanno preferito entrare in un campo di concentramento insieme a quattro figlie molto piccole. Sarebbero potuti morire, morire per un’ idea. Diceva Jim Morrison: “Se hai un'idea rispettala, non perché è un'idea, ma perché è tua.”
Ecco allora l’essenza del pensiero di Dacia Maraini: il rispetto delle proprie idee.
Erika Zara & Valentina Gentile
Liceo Scientifico Statale “Zaleuco”
Locri

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