una fase politica nazionale molto diversa da come si poteva prospettare prima e dopo il voto di febbraio. E’ un voto importante che aiuta il PD e le forze più responsabili del Paese a mantenere ferma la barra della responsabilità e dei cambiamenti possibili contro la deriva protestataria e populista. Dai grandi centri a partire dalla capitale ma anche dal voto calabrese il quadro che emerge segna novità di non poco conto. Il dato è sempre riconducibile ad una crisi nel rapporto tra gli elettori e la politica e che si manifesta con un alto livello di astensione dal voto. Elemento che non può essere assolutamente sottovalutato perché l’astensione rappresenta una rottura netta tra cittadini, partiti e istituzioni. Dal quadro elettorale emergono peraltro alcuni elementi di valutazione che in Calabria assumono un profilo di maggiore evidenza. Nella regione non è così vistoso il calo dell’affluenza alle urne come sul piano nazionale. Dalle urne esce sconfitta la linea distruttiva di “5stelle” mentre premia chi ha messo nell’analisi del voto di febbraio e nelle scelte compiute per il governo del paese il profilo della responsabilità e la tensione unitaria per coalizzare le forze che vogliono portare il loro contributo per combattere gli effetti più devastanti della crisi drammatica che attraversa la Calabria e il mezzogiorno. Nei quaranta comuni che hanno votato nella regione il Pd non solo mantiene le proprie postazioni di governo ma riesce ad andare oltre. E va meglio laddove il suo ruolo e la sua funzione ha stimolato l’impegno di forze civiche che hanno risposto a tale esigenza. Basti vedere i risultati di alcuni dei comuni più significativi: Castrolibero, Bonifati e Acri nel cosentino; Strongoli, Petilia Policastro, nel crotonese; Guardavalle e Santa Caterina, insieme ad altri cinque comuni confermati nel catanzarese; tre comuni su quattro del vibonese Dinami, Polia e Gerocarne. Ben oltre la metà dei comuni nei quali si è votato sono riconducibili al centro sinistra. Nei Comuni superiori ai 15.000 abitanti, a partire da Corigliano, dove in una competizione tra le più frammentate (ben 12 candidati a Sindaco), dove il Consiglio Comunale è stato sciolto anticipatamente per infiltrazione mafiosa il centrosinistra va al ballottaggio. In quella realtà si apre un’altra partita. Il voto del I° turno consegna uno spazio elettorale su cui il centrosinistra e il candidato a Sindaco Torchiaro possono avere ampi margini di sintesi e di rapporto positivo. Più che al passato, che ha prodotto difficoltà e limiti incontestabili, oggi Corigliano deve guardare al suo futuro e Torchiaro rappresenta la soluzione possibile per cambiare rotta.
A Isola Capo Rizzuto vince al I° turno il centrodestra, soprattutto per la conflittualità e la divisione del centrosinistra. Questo dato interroga, pesantemente, il PD e le forze democratiche del centrosinistra e impegna tutti quanti alla ricerca di una nuova coesione e di una politica che sappia riformare se stessa. Ad Acri la forza e l’unità del centrosinistra hanno trovato nel risultato del I° turno ampia conferma e Giuseppe Cristofaro si presenta al turno di ballottaggio con un consenso largo e significativo. Ora, in questi giorni, bisogna lavorare ad un progetto ancora più ampio per dare con Giuseppe Cristofaro alla città di Acri una guida autorevole fortemente condivisa e sicuramente capace di dare una prospettiva all’intera comunità. Dal voto emerge con chiarezza un elemento che stimola a non abbassare il livello di impegno politico e che tale risultato si è reso possibile in conseguenza del lavoro che nel corso dei mesi passati si è fatto per ricostruire il partito dei circoli attraverso congressi che hanno messo in campo gruppi dirigenti rinnovati e meglio motivati. Molto rimane da fare e da correggere, ma quando si imbocca la via giusta i risultati si ottengono.



