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Voto in Calabria, l'analisi del Partito democratico

CATANZARO - Con il voto del 26 e 27 per il rinnovo delle amministrazioni locali, gli elettori sono tornati ad esprimere il loro giudizio sulle proposte amministrative in

una fase politica nazionale molto diversa da come si poteva prospettare prima e dopo il voto di febbraio. E’ un voto importante che aiuta il PD e le forze più responsabili del Paese a mantenere ferma la barra della responsabilità e dei cambiamenti possibili contro la deriva protestataria e populista. Dai grandi centri a partire dalla capitale ma anche dal voto calabrese il quadro che emerge segna novità di non poco conto. Il dato è sempre riconducibile ad una crisi nel rapporto tra gli elettori e la politica e che si manifesta con un alto livello di astensione dal voto. Elemento che non può essere assolutamente sottovalutato perché l’astensione rappresenta una rottura netta tra cittadini, partiti e istituzioni. Dal quadro elettorale emergono peraltro alcuni elementi di valutazione che in Calabria assumono un profilo di maggiore evidenza. Nella regione non è così vistoso il calo dell’affluenza alle urne come sul piano nazionale. Dalle urne esce sconfitta la linea distruttiva di “5stelle” mentre premia chi ha messo nell’analisi del voto di febbraio e nelle scelte compiute per il governo del paese il profilo della responsabilità e la tensione unitaria per coalizzare le forze che vogliono portare il loro contributo per combattere gli effetti più devastanti della crisi drammatica che attraversa la Calabria e il mezzogiorno. Nei quaranta comuni che hanno votato nella regione il Pd non solo mantiene le proprie postazioni di governo ma riesce ad andare oltre. E va meglio laddove il suo ruolo e la sua funzione ha stimolato l’impegno di forze civiche che hanno risposto a tale esigenza. Basti vedere i risultati di alcuni dei comuni più significativi: Castrolibero, Bonifati e Acri nel cosentino; Strongoli, Petilia Policastro, nel crotonese; Guardavalle e Santa Caterina, insieme ad altri cinque comuni confermati nel catanzarese; tre comuni su quattro del vibonese Dinami, Polia e Gerocarne. Ben oltre la metà dei comuni nei quali si è votato sono riconducibili al centro sinistra. Nei Comuni superiori ai 15.000 abitanti, a partire da Corigliano, dove in una competizione tra le più frammentate (ben 12 candidati a Sindaco), dove il Consiglio Comunale è stato sciolto anticipatamente per infiltrazione mafiosa il centrosinistra va al ballottaggio. In quella realtà si apre un’altra partita. Il voto del I° turno consegna uno spazio elettorale su cui il centrosinistra e il candidato a Sindaco Torchiaro possono avere ampi margini di sintesi e di rapporto positivo. Più che al passato, che ha prodotto difficoltà e limiti incontestabili, oggi Corigliano deve guardare al suo futuro e Torchiaro rappresenta la soluzione possibile per cambiare rotta.

A Isola Capo Rizzuto vince al I° turno il centrodestra, soprattutto per la conflittualità e la divisione del centrosinistra. Questo dato interroga, pesantemente, il PD e le forze democratiche del centrosinistra e impegna tutti quanti alla ricerca di una nuova coesione e di una politica che sappia riformare se stessa. Ad Acri la forza e l’unità del centrosinistra hanno trovato nel risultato del I° turno ampia conferma e Giuseppe Cristofaro si presenta al turno di ballottaggio con un consenso largo e significativo. Ora, in questi giorni, bisogna lavorare ad un progetto ancora più ampio per dare con Giuseppe Cristofaro alla città di Acri una guida autorevole fortemente condivisa e sicuramente capace di dare una prospettiva all’intera comunità. Dal voto emerge con chiarezza un elemento che stimola a non abbassare il livello di impegno politico e che tale risultato si è reso possibile in conseguenza del lavoro che nel corso dei mesi passati si è fatto per ricostruire il partito dei circoli attraverso congressi che hanno messo in campo gruppi dirigenti rinnovati e meglio motivati. Molto rimane da fare e da correggere, ma quando si imbocca la via giusta i risultati si ottengono.

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