REGGIO CALABRIA - Ancora niente di certo sul caso della scomparsa del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice. Il pentito di 'ndrangheta si era allontanato marcoledì dal domicilio sicuro, in cui si trovava, in attesa di deporre in un processo contro alcuni affiliati alle cosche di 'ndrangheta. Una lettera consegnata all' avvocato Francesco Calabrese è l'unica nuova traccia in mano agli inquirenti. L'avvocato Calabrese, nel processo Meta, difende il boss Pasquale Condello, arrestato nel 2008 dopo una latitanza protrattasi per 18 anni.''Mio fratello Luciano - scrive il pentito Nino Lo Giudice nella lettera - ha resistito a quelle pressioni, mentre io non ci sono riuscito''. La lettera è contenuta in un plico in cui si trova anche una pen drive con immagini di Lo Giudice mentre legge le sue stesse parole. La missiva è stata consegnata al penalista dal figlio di Lo Giudice e depositata stamane nel corso del processo Meta contro le cosche reggine. Il contenuto della lettera è stato secretato ma fonti rendono noto che nella lettera Lo Giudice scrive di voler ritrattare tutte le accuse poichè frutto, sostiene, ''di pressioni di alcuni magistrati della Dda''. Sono comunque in corso ulteriori accertamenti per far luce sull'accaduto e confermare o meno la totale volontarietà d'azione e di parola di Lo Giudice.



