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In comunione con la Chiesa locale e globale

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Papa Francesco ha benedetto e consegnato all’arcivescovo di Catanzaro-Squillace il Pallio, il simbolo del compito pastorale a cui il presule deve adempiere

Monsignor Maniago in Vaticano accompagnato da sacerdoti e fedeli della Diocesi. Il Pontefice: «La Chiesa ora si apra al mondo»

Una giornata speciale per l'arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago, e per tutta la chiesa catanzarese. Nella festa dei “Santi Apostoli Pietro e Paolo”, monsignor Maniago, accompagnato da alcuni sacerdoti, diaconi e fedeli laici appartenenti alle parrocchie, gruppi, movimenti, associazioni e confraternite della Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, ha partecipato alla concelebrazione eucaristica, presieduta da Papa Francesco, nella Basilica Vaticana di “San Pietro”, durante la quale il Santo Padre ha benedetto e consegnato i Palli destinati ai nuovi arcivescovi metropoliti.
Un passaggio molto significativo e molto profondo, per la chiesa catanzarese e per monsignor Maniago, perché il Pallio è un paramento liturgico costituito da una striscia di lana bianca, simbolo del vescovo come buon pastore e, insieme, dell’Agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità. Il Pallio rappresenta in particolare la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa ed è prerogativa degli arcivescovi metropoliti, come simbolo della giurisdizione in comunione con la Santa Sede: il senso di questo atto è quello di mettere maggiormente in evidenza la relazione degli arcivescovi metropoliti con la loro Chiesa locale.
All’inizio della celebrazione eucaristica, dopo aver accolto la prescritta formula di giuramento, con la quale gli arcivescovi metropoliti si sono impegnati a essere fedeli e obbedienti “al beato Pietro apostolo, alla santa apostolica Chiesa di Roma, al Sommo Pontefice, ai suoi legittimi successori”, il Santo Padre ha benedetto i Palli, «scelti a simboleggiare la realtà della cura pastorale» che saranno imposti dal rappresentante pontificio a tutti gli arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell’anno, a ciascuno nella propria Chiesa metropolitana. Durante l’omelia il Papa ha ricordato che «il Sinodo che stiamo celebrando ci chiama a diventare una Chiesa che si alza in piedi, non ripiegata su sé stessa, capace di spingere lo sguardo oltre, con il coraggio di aprire le porte. Secondo una bella tradizione, ho benedetto i Palli per gli arcivescovi metropoliti. In comunione con Pietro, essi sono chiamati ad “alzarsi in fretta”, non dormire, per essere sentinelle vigilanti del gregge e, alzati, “combattere la buona battaglia”, mai da soli, ma con tutto il santo Popolo fedele di Dio. E come buoni pastori devono stare davanti al popolo, in mezzo al popolo e dietro al popolo, ma sempre con il santo popolo fedele di Dio, perché loro sono parte del santo popolo fedele di Dio».

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