Il servizio è dedicato all’infiltrazione della ‘ndrangheta nei gangli vitali del tessuto socio-politico di alcune zone dell’Emilia Romagna, coprodotta da Rai Fiction e Fidelio
La sceneggiatura di Canepari con Paolo Bonacini e la consulenza del giornalista d’inchiesta Giovanni Tizian
ROMA - 240 imputati, 240 condannati per mafia nel maxi processo “Aemilia” per il quale si è dovuta costruire un’aula apposita. “Aemilia 240” è la docufiction sull’infiltrazione della ‘ndrangheta nei gangli vitali del tessuto socio-politico di alcune zone dell’Emilia Romagna, coprodotta da Rai Fiction e Fidelio, che si rivela di grande attualità all’indomani delle condanne. Grazie al coraggio e alla visione di servitori dello Stato lungimiranti e coraggiosi, le indagini avevano portato già nel 2015 alla richiesta di oltre 200 arresti non solo di uomini di ‘ndrangheta, ma anche professionisti, amministratori, politici, dirigenti d’impresa, rappresentanti delle forze dell’ordine, molti nati e cresciuti in Emilia-Romagna. “Aemilia 240” – dal nome del maxiprocesso che ha portato alla sbarra centinaia di imputati – è il racconto in forma di docufiction dell’esistenza sul territorio emiliano di una nuova forma di criminalità organizzata. Attraverso le testimonianze degli investigatori e le “voci da dentro” della ‘ndrangheta (le intercettazioni audio e video fatte a carico degli imputati), le indagini iniziate nel 2010 e terminate nel 2014 certificano l’esistenza sul territorio emiliano di una mafia 2.0 che ha abbandonato i sequestri, il pizzo e il narcotraffico e che si presenta in giacca e cravatta, producendo fiumi di denaro a danno della comunità, inquinando l’economia legale e distorcendo le regole del mercato. “Aemilia 240”, una coproduzione Rai Fiction-Fidelio, prodotta da Silvio Maselli e Daniele Basilio, andrà in onda prossimamente per la regia di Claudio Canepari e Giuseppe Ghinami, sceneggiatura di Canepari con Paolo Bonacini, giornalista attivo all’epoca dei fatti in TeleReggio, e la consulenza del giornalista d’inchiesta Giovanni Tizian.
Chi è GIOVANNI TIZIAN - Giornalista, scrive per «L'Espresso» e ha collaborato con «La Repubblica». Suo padre, Peppe Tizian, un funzionario di banca che non si è piegato al malaffare mafioso, viene ucciso a colpi di lupara la notte del 23 ottobre 1989, a Locri. Un delitto rimasto impunito su cui Giovanni ha in seguito indagato. Da allora la famiglia Tizian ha lasciato la Calabria per trasferirsi in Emilia. Laureato in criminologia presso l'Università di Bologna, ha iniziato pubblicando su «La Gazzetta di Modena» le sue prime inchieste, con cui nel 2012 ha vinto il Premio per i giornalisti di provincia "Enzo Biagi". Ha collaborato con il mensile «Narcomafie» e il portale Stop'ndrangheta.it Sempre nel 2012 gli sono state assegnate la menzione speciale al "Premio Biagio Agnes" e la Colomba d'oro per la pace. Al giornalismo ha affiancato l'impegno civile e sociale, collaborando con "daSud", l'associazione antimafia con sede a Roma costituita nel 2005 da giovani emigranti meridionali che non hanno intenzione di lasciare le loro terre in mano alle cosche.








