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Venerdi 5 Maggio chiusura della stagione del Politeama con evento

Venerdì 5 maggio l'Orchestra da camera della Scala di Milano, diretta dal pianista Emilio Aversano,

sarà protagonista dell’evento di chiusura della stagione teatrale del Politeama. Salirà sul palco una formazione impegnata a riproporre sui più grandi palcoscenici le principali composizioni per Orchestra da Camera dal ‘700 ai giorni nostri. I “Cameristi della Scala” prestano particolare attenzione alle musiche poco frequentate dell’ottocento strumentale italiano e per il terzo anno consecutivo a New York si sono esibiti nella sede delle Nazioni Unite. La costante frequentazione con i più grandi direttori della scena mondiale, da Riccardo Muti a Daniel Barenboim, ha contribuito a plasmare i loro suoni e a fare emergere caratteristiche musicali, timbriche e di fraseggio, certamente uniche nel panorama italiano delle formazioni da camera. Il concerto prevede in scaletta il “Divertimento in re magg. kv 205” e il “Concerto in La maggiore K. 488” di Mozart e, nella seconda parte, “Le Stagioni” di A. Vivaldi e A. Piazzolla con Laura Marzadori violino solista.

A dirigere la formazione sarà il pianista Emilio Aversano che ha acquisito notorietà per le sue maratone alla tastiera in cui presenta - tutti in una sera - alcuni tra i maggiori capisaldi della letteratura per pianoforte e orchestra. Campano di nascita, il maestro è titolare di cattedra da quasi 20 anni presso il Conservatorio di Vibo Valentia, svolgendo attività d'insegnamento anche presso il relativo polo didattico di Catanzaro, ed è laureato in Lettere Moderne col massimo dei voti e la lode. Gian Mario Benzing sul Corriere della Sera, all’indomani di un concerto del maestro, ha scritto: “Aversano è apostolo di una visione musicale imbevuta di cultura classica: quando parla di “tema con variazioni, cita Eraclito; per dire il lirismo di un “secondo tema”, comincia a recitare lirici greci in metrica... Così si stagliano il mi maggiore del suo Scarlatti, distesa iridescente, e la “quieta grandezza” del suo Beethoven: dove il tempo ha sempre respiro; i bassi scultorei della Tempesta sembrano colonne di un tempio, il Largo dei recitativi risuona misterioso come un’arpa eolia, l’Appassionata canta a distesa”.

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