di Luca Rastello (Chiarelettere, pag. 224),venerdì 19 settembre ore 18, nella libreria Ubik di Cosenza.
Si tratta di un’opera disturbante, che ha suscitato al suo apparire un vespaio di polemiche legate alla presunta somiglianza del protagonista del libro con il fondatore dell’associazione antimafia Libera, don Luigi Ciotti.
I fatti narrati. Bucarest, fine millennio scorso. Due volontari italiani, Mauro e Andrea, entrano in contatto con una ragazza di nome Aza. Passano dieci anni e rincontrano Aza in una città italiana dove opera l’associazione no profit In punta di piedi di cui fanno parte Andrea e Mauro. Questi, dopo una serie di eventi, presentano Aza a don Silvano, il carismatico fondatore attorno a cui ruotano volontari, cooperanti, dipendenti, imprenditori, banchieri, filantropi, avvocati di successo, celebrità, politici, ex terroristi pentiti e magistrati. Don Silvano diventa il padre che non ha mai avuto. Sotto la sua guida Aza fa progressi, si iscrive all’università, scala in fretta la gerarchia dell’organizzazione. Sembra una bella storia dal finale scontato ma più ci si addentra nel microcosmo di don Silvano, più si accorge che quel regno del Bene è retto da rapporti di potere non troppo diversi da quelli vigono in ambienti ambigui: diversi i metodi, minore la violenza, infinitamente maggiore l’ipocrisia.
Le polemiche scaturite da quello che il suo autore giura essere solo un romanzo senza alcuna velleità di indagine giornalistica e, soprattutto, senza riferimenti all’associazione antimafia di don Ciotti, è già diventato un caso letterario fonte di dispute politiche e critiche feroci da parte di chi vede nel libro del giornalista torinese Rastello un atto di lesa maestà a un icona del mondo del volontariato qual è don Luigi Ciotti.
Le premesse per un dibattito vivace e interessante, ci sono tutte.
Dialogherà con l’autore il giornalista e scrittore cosentino Giuliano Santoro.



