tenta la scalata alla segreteria è la riforma della legge elettorale, il Porcellum. A chiamare alle “armi” questa fetta di Pd è Mario Oliverio, il presidente della Provincia di Cosenza e Peppino Vallone, di Crotone e presidente di Anci Calabria. Con loro un centinaio di sindaci, amministratori di enti intermedi, più o meno l’intero gruppo del
consiglio regionale (tranne Maiolo e Principe) ma nessun deputato nazionale se si eccettua l’adesione con lettera di Enza Bruno Bossio per impegni romani impossibilitata a prendere parte all’iniziativa. Il resto della deputazione, gran parte del partito reggino e di quello catanzarese sono e saranno assenti alle grandi manovre di questo pomeriggio e il punto politico è tutto qui. Con l’adunata di questo pomeriggio Mario Oliverio in realtà cala le carte del suo progetto e cioè la
candidatura alla segreteria regionale del partito. Candidatura che si deve ufficializzare entro il 25 maggio in attesa, salvo ripensamenti dell’ultima ora, delle primarie del 16 giugno. Oliverio è da settimane che sonda, organizza incontri riservati, tergiversa e poi rilancia e con questa iniziativa a fianco di Peppino Vallone decide di calare le sue carte. Ma non sono poche le incognite per Oliverio, tecniche e politiche. Tecniche perché se corre per la segreteria regionale Oliverio è costretto a dimettersi dalla presidenza della Provincia, così come vuole lo statuto. Una decisione non semplice se teniamo conto che difficilmente poi il governo nominerà un commissario per la Provincia di Cosenza coincidente con la figura del presidente uscente, così come è successo con Ferro a Catanzaro. Nel capoluogo, giova ricordarlo, il commissariamento è intervenuto al termine dei cinque anni di consiliatura mentre a Cosenza, se Oliverio si dimette, si tratta di scegliere un commissario che compia l’ultimo anno di governo e che quindi non potrà essere Oliverio stesso. Tradotto in euro vuol dire che Oliverio perderebbe la “cassa” del bilancio pubblico, indispensabile per lanciare una candidatura alla presidenza della Regione, vero obiettivo finale del presidente della Provincia di Cosenza. Ma lo statuto del Pd parla chiaro: per concorrere alla segreteria non si può essere anche presidenti di Province per cui Oliverio deve decidersi e ha pochi giorni per farlo. Ci sono poi nodi politici non da poco da sciogliere. Le assenze di questo pomeriggio ne sono una perfetta sintesi. Manca Minniti, manca Principe, manca Pirillo, manca la parte catanzarese tranne Ciconte, mancano tutti renziani sia consiglieri regionali che deputati nazionali. Manca Laratta, manca Maiolo che è poi il grande nemico sullo sfondo, l’unico referente personale del premier Letta in Calabria. Ostacoli durissimi e insidiosissimi lungo il percorso di Oliverio che non solo deve scegliere se dimettersi da presidente in nome della poltrona di segretario quanto deve poi spuntarla e cioè deve realmente vincere la corsa che è tutta in salita. Uno degli scenari più inquietanti per lui è quello che lo vede teoricamente dimissionario in Provincia e sconfitto alle primarie per la segreteria. Alla calabrese si direbbe col “c… rotto e senza cirasi”. Buon per lui…



