Seguono Lombardia (2.866 euro) e Veneto (2.835 euro). Fanalino di coda, anche nel 2012, la Sicilia, con una spesa media mensile di 1.628 euro, di circa 1.300 euro inferiore a quella del Trentino-AltoAdige. Lo rileva l'Istat nei dati sui consumi delle famiglie italiane.
In tutte le regioni del Mezzogiorno alla spesa alimentare viene destinato oltre un quinto della spesa totale; a parte in Campania e Sicilia anche nella nostra regione la quota di spesa rappresenta più di un quarto della spesa totale, quindi, mentre nelle regioni del Centro-Nord la quota e' inferiore a quella media nazionale, fatta eccezione per la Liguria, per l'Umbria (20,4%) e per il Lazio (19,9%), in Calabria la quota è maggiore a quella media nazionale.
Nel Centro, in particolare nel Lazio e in Toscana, le spese destinate all'abitazione rappresentano quasi un terzo della spesa; valori elevati si osservano anche in Liguria (32,8%), Lombardia (30,6%), Friuli-Venezia Giulia (30,2%) e Trentino-Alto Adige (29,5%). In generale, le regioni con i livelli di spesa piu' bassi mostrano quote di spesa piu' contenute per altri beni e servizi e per tempo libero e cultura: tali spese, complessivamente, rappresentano il 7,6% della spesa totale per le famiglie sarde, il 9,3% per quelle siciliane e ben il 16,8% per quelle residenti in Trentino-Alto Adige.
La diversa propensione alla spesa per istruzione e per sanita' - rileva l'Istat - e' legata non solo alla maggiore presenza, nel primo caso, di bambini e ragazzi in eta' scolare e, nel secondo, di anziani, ma anche alla diversa compartecipazione delle istituzioni locali alla spesa sostenuta dalle famiglie. Per quanto riguarda l'istruzione, la percentuale di spesa varia da un massimo dell'1,9% in Basilicata a un minimo dello 0,7% in Sardegna; per beni e servizi sanitari, la quota di spesa passa dal 5,1% della Valle d'Aosta al 3,1% della Campania.(agi)



