La maturità, il diploma, i primi soldi e i sogni chiusi in bagagli troppo grandi, pronti già da tempo e proiettati verso la partenza. E’ questo l’iter di un giovane su 3 che, sfinito dalle condizioni di apparente arretratezza di una Regione colpita dal peso dei problemi e ingiustizie, decide di fare un biglietto e partire.
Scoprire la bellezza di posti sperati e incontrarne gli stessi problemi, le stesse condizioni, gli stessi stati d’animo di persone, ancora una volta, infelici.
Allora si scappa dalla Calabria ma la si ama. Si ama il mare di un posto paradisiaco, meta abituale di chi, durante tutto il corso dell’anno, la Calabria la disprezza con smorfie di sdegno. Sotto l’ombrellone turisti di ogni parte d’Italia, intenti a prendere il sole e a godere di un fantastico panorama regalato da una Calabria che soffre, ma combatte.
Ma poi arriva Settembre e via, stazioni e aeroporti colmi di gente che scappa, valige piene di souvenir e di vacanze passate avvolti da un caldo d’Agosto.
La maturità diventa il trampolino di lancio per andare via, perché sentirsi dire: “Devi rimanere qui, in Calabria”, diventa quasi una minaccia, un preludio di morte e noia.
Ma la Calabria ha bisogno di persone che non se ne vanno, che non l’abbandonano, che restano.
Allora, andare o restare? Cosa lascio, cosa cerco, cosa perdo, cosa trovo?
Ma la realtà è ben diversa. Anche restare è viaggiare. Rimanere fedeli alla terra che ci vede nascere e, per quanto complicato, a stento ci vede crescere. Viaggiare continuamente nella quotidianità per ricercare uno spiraglio di cambiamento e miglioramento, una possibilità, l’opportunità di crescere. E allora restare è rischiare, esattamente come andare.
C’è chi, questa valigia dei sogni, decide di imbarcarla e si ritrova con il disperato bisogno di tornare.
C’è chi resta e spera ogni giorno di partire, di scappare, di prendere un treno verso qualsiasi posto che non sia la Calabria, lontana dalla causa di sofferenza e insoddisfazione.
Allora ci ritroviamo di fronte ad un bivio che ci vede insicuri: andare o restare? Perché andare implica la paura del cambiamento che, per condizioni esterne, ci travolgono completamente mentre restare comporta la forza di poter cambiare, il sacrificio di dover subire per veder poi trasformare.
Ma, probabilmente, il vero viaggio è quello interiore. E’ riuscire a trasformarsi in qualsiasi luogo, senza mai rimanere rinchiusi nell’ampolla di cristallo di casa e famiglia o senza proiettarsi verso città troppo grandi, troppo caotiche che vedono il continuo pellegrinaggio di giovani inesperti e ingenui.
Viaggiare è avere la forza di rischiare per vedersi realizzati, concretizzando i desideri e rendendoli reali nonostante le difficoltà e gli ostacoli che la vita pone di fronte alla vita di chiunque.
Allora, andare o restare?



