La storia è emblematica del dramma che si vive nelle carceri del nostro Paese. Il detenuto, G. R. , calabrese di 33 anni, attualmente è rinchiuso in un carcere della Calabria. L'uomo, spiega Corbelli, "chiede solo di poter vedere suo figlio, dato in affidamento provvisorio ad una famiglia calabrese, che non vede da oltre due anni e mezzo e la madre che vive in Sicilia, ad Enna, che per le sue gravi condizioni di salute non può venire in Calabria per incontrare il figlio recluso. L'uomo - continua Corbelli - racconta la sua disperazione per non poter vedere il figlio, né di poterlo sentire al telefono, teme di perdere la potestà genitoriale. Lamenta di non avere alcuna risposta alle sue numerose istanze, denuncia l'assenza degli assistenti sociali, che ha visto una sola volta da quando è in questo carcere (dal 3 giugno 2011), e la violazione dei suoi diritti di detenuto e di padre". Corbelli chiede che "a quest'uomo venga consentito di poter vedere il proprio figlio e la madre, nel rispetto della legge e dei diritti della persona umana che non possono certo essere cancellati dallo stato di detenzione. Chiedo ancora una volta, - dice - anche in questo caso e per questa triste storia, un atto di giustizia giusta e umana, la possibilità di questo detenuto di poter incontrare il figlio in Calabria e la madre gravemente malata in Sicilia. Confido nella sensibilità e senso di giustizia e umanità del giudice chiamato a pronunciarsi su questo caso giudiziario e umano".



