“Ai neri mancano un paio di bottiglie di acqua. Nel canale, gliele riempiamo nel canale…”, dice una delle persone intercettate al telefono mentre chiede come dare da bere ai lavoratori impegnati nei campi. Poi gli accordi per i lavori da portare avanti il giorno dopo: “Domani mattina là ci vogliono le scimmie…”, dicono gli indagati, “…e facciamo venire le scimmie, così cerchiamo di finire…”, risponde l’interlocutore dall’altra parte del telefono.
Sono alcune delle frasi intercettate dai finanzieri di Cosenza che questa mattina hanno eseguito sessanta misure cautelari nell'ambito dell'inchiesta denominata "Demetra", che ha individuato due gruppi dediti allo sfruttamento illecito della manodopera e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nella piana di Sibari. I "caporali", appartenenti al primo sodalizio criminale, composto da 47 persone, gestivano i rapporti con le aziende. I braccianti percepivano 80 centesimi a cassette di agrumi raccolte e tendenzialmente a questo tipo di lavoro erano destinati pakistani o uomini provenienti dall'Africa. Per la raccolta delle fragole venivano impiegate, invece, donne dell'est Europa che ottenevano come compenso 28 euro al giorno, ai quali venivano detratti i costi di trasporto e vitto, nonostante le condizioni di lavoro fossero comunque disumane.
I migranti impegnati nei campi e sfruttati per pochi euro al giorno, per i caporali, erano delle “scimmie”, per questo si poteva dar loro da bere l’acqua di un fosso di scolo dove venivano riempite le bottiglie. Le intercettazioni della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’operazione “Demetra” cha ha portato all’emissione di 60 provvedimenti di custodia cautelare e al sequestro di 14 aziende agricole tra Calabria e Basilicata, hanno svelato retroscena inquietanti.
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Braccianti chiamati ''Scimmie'', le intercettazioni nell'operazione ''Demetra''
Cosenza – Ancora una forma di razzismo e sfruttamento.
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