mentre il restante 28,4% si verifica in contesti fisici come scuole, luoghi di lavoro e spazi pubblici.
Nel solo 2024 il sistema Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) ha registrato 17.640 segnalazioni complessive di cui il 93,7% emerse dal monitoraggio del web e dei media, a conferma di come l'ecosistema digitale sia diventato oggi uno degli ambienti più vulnerabili rispetto alla diffusione di linguaggi discriminatori.
I dati emergono dalla ricerca, realizzata nell'ambito del progetto Mythic, 'Mapping hate and discrimination in Italy: structural invisibility, multi-source monitoring and the calabrian case study', curata dalla professoressa Giovanna Vingelli, docente dell'Università della Calabria e direttrice del Centro women's studies Unical.
Focus anche sulla Calabria definita dalla ricerca come un caso di "invisibilità strutturale", non perché discriminazioni e violenze siano meno presenti rispetto ad altri territori, ma perché risultano meno denunciate, meno monitorate e più difficili da intercettare. "Una condizione - rileva l'analisi - legata a fattori culturali, alla sfiducia nelle istituzioni, alla normalizzazione di alcune forme di discriminazione e alla fragilità delle reti di emersione e supporto".
Lo studio è stato presentato a Rende, all'Università della Calabria, in occasione di un incontro pubblico nell'ambito del progetto europeo Mobilize youth tackling hate in Calabria, finanziato dall'Unione europea e coordinato da Fondazione l'albero della vita, in partnership con Dataninja e Centro calabrese di solidarietà Ets.



