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Situazione al reparto di Neuropsichiatria infantile Lamezia, dichiarazioni CGIL FP Area Vasta

Situazione al reparto di Neuropsichiatria infantile Lamezia, dichiarazioni CGIL FP Area Vasta

Le affermazioni del signor Branca del Coordinamento 19 marzo di Lamezia nell'incontro

tenutosi in data 28.10.2021 con il Direttore Generale f.f. dell'Asp di Catanzaro dottor Ilario Lazzaro, appaiono quanto meno inopportune; lo stesso avanza per il reparto di Neuropsichiatria infantile la richiesta di assunzione di figure specifiche, fra cui psicologhe, in quanto le 9 attualmente operanti in neuropsichiatria infantile non potrebbero, a suo dire, svolgere determinate attività senza autorizzazioni o disposizioni di servizio da parte dell'A.S.P.
A tal proposito la CGIL FP Area Vasta fa presente che:
1) le Psicologhe e precisamente la Dott.ssa Vincenzina La Scala, Dott.ssa Dora Cevola, Dott.ssa Anna Santa Caccavari, Dott.ssa Giovanna Molinaro, Dott.ssa Anna Fazzari, Dott.ssa Silvana La Scala, Dott.ssa Lia Pallone, Dott.ssa Scarpino Rosa Lina, Dott.ssa Reginalda Cosentino, risultano regolarmente iscritte all'Ordine Professionale degli Psicologi e degli Psicoterapeuti della Regionale Calabria dal 1993 e sono abilitate all'esercizio della professione, in base all'art. 35 della legge n. 56/89, e quindi a tutti gli effetti di legge non si profila un esercizio abusivo della professione;
2) le sopraindicate professioniste lavorano a pieno titolo nell'Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile di Lamezia Terme svolgendo i compiti istituzionali previsti dall'unità stessa (interventi di prevenzione, diagnosi cura e riabilitazione delle patologie neurologiche e/o psichiatriche, intellettuali e neuropsicologiche dell'infanzia ed adolescenza, pertanto l'affermazione del dott. Branca risulta essere non solo lesiva della dignità e dell'immagine della professione, ma anche di tutti i soggetti che ad esse si rivolgono ogni giorno. Se proprio volessimo fare un j'accuse dovremmo forse tirare in ballo l'inadempienza e la volontà dell'Azienda Sanitaria di non aver ancora dato a questi professionisti un trattamento contrattuale a norma. Trasferite con mobilità intercompartimentale dalla Regione alle Aziende Sanitarie nel 2008 vivono da allora in una sorta di limbo contrattuale, che mortifica economicamente e psicologicamente le professioniste. Sotto retribuite rispetto alle loro colleghe direttamente assunte dall'azienda sanitaria, non hanno diritto a percepire né indennità di esclusività né avanzamenti di carriera né produttività. Una vergogna tutta calabrese che dovrebbe invece da subito trovare una soluzione per dare dignità e riconoscimento a professioniste importanti, che molto possono fare con il loro knowhow nel migliorare la qualità della vita e promuovere il benessere in tutti i contesti (famiglia, lavoro, minori, scuola, ecc).

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