in relazione alla barbara uccisione di una sedicenne, a Corigliano Calabro (Cs), ad opera del proprio fidanzato coetaneo.''Non esistono videogiochi, film e altre dinamiche mediali che non contemplino la violenza come strumento per vincere una partita o risolvere una questione. Mettiamoci poi che la societa' reale e' allo stato pervasa da disordini di vario genere che inducono alla violenza, allora ecco - afferma Marziale - che il quadro e' completo. A nulla serve guardare alla locazione del dramma, nel senso che avviene in Calabria cosi' come sta avvenendo in ogni angolo d'Europa e d'America.Siamo al cospetto di una preoccupante fenomenologia globale da annoverarsi nell'ambito dell'emergenza educativa a cui piu' volte si e' riferito Papa Ratzinger nel corso del proprio pontificato''.''Ma - continua Marziale - piu' che le disamine contano le soluzioni e non c'e' da guardare all'orizzonte dell'innovazione per ricercarle, bensi' nella tradizione, ossia nel ricentraggio qualitativo del ruolo della famiglia e della scuola, primarie agenzie di educazione soppiantate da modelli educativi alternativi, come i mass media, molto spesso delegati dagli stessi educatori. Ne leggi ne punizioni severe possono ridurre gli effetti nefasti di tale e drammatica situazione quanto i genitori e gli insegnanti, la cui mancata incisivita' ci porta a dover piangere sulle bare di giovani vittime e sul destino di giovani assassini. Allo Stato - conclude il presidente dell'Osservatorio - si chiede soltanto di smetterla con i tagli all'istruzione''.
Catanzaro, 27 mag - ''Non si puo' comprendere fino in fondo un fatto cosi' raccapricciante se non lo si contestualizza ad una fenomenologia che connota i tratti di una generazione indotta, piu' che incline per natura, all'esercizio della violenza'': e' quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori, in relazione alla barbara uccisione di una sedicenne, a Corigliano Calabro (Cs), ad opera del proprio fidanzato coetaneo.
''Non esistono videogiochi, film e altre dinamiche mediali che non contemplino la violenza come strumento per vincere una partita o risolvere una questione. Mettiamoci poi che la societa' reale e' allo stato pervasa da disordini di vario genere che inducono alla violenza, allora ecco - afferma Marziale - che il quadro e' completo. A nulla serve guardare alla locazione del dramma, nel senso che avviene in Calabria cosi' come sta avvenendo in ogni angolo d'Europa e d'America.
Siamo al cospetto di una preoccupante fenomenologia globale da annoverarsi nell'ambito dell'emergenza educativa a cui piu' volte si e' riferito Papa Ratzinger nel corso del proprio pontificato''.
''Ma - continua Marziale - piu' che le disamine contano le soluzioni e non c'e' da guardare all'orizzonte dell'innovazione per ricercarle, bensi' nella tradizione, ossia nel ricentraggio qualitativo del ruolo della famiglia e della scuola, primarie agenzie di educazione soppiantate da modelli educativi alternativi, come i mass media, molto spesso delegati dagli stessi educatori. Ne leggi ne punizioni severe possono ridurre gli effetti nefasti di tale e drammatica situazione quanto i genitori e gli insegnanti, la cui mancata incisivita' ci porta a dover piangere sulle bare di giovani vittime e sul destino di giovani assassini. Allo Stato - conclude il presidente dell'Osservatorio - si chiede soltanto di smetterla con i tagli all'istruzione''.



