le catene di approvvigionamento fino a raggiungere i solchi della terra calabrese. L’effetto domino scatenato dalla guerra in Iran sta colpendo con inaudita violenza le aziende agricole della regione, già provate da anni difficili segnati da rincari e squilibri di mercato. Le stime elaborate dal Centro Studi Divulga, rilanciate da Coldiretti, dipingono un quadro allarmante dove l’aumento incontrollato di fertilizzanti, gasolio agricolo e plastiche sta gravando sulle tasche degli agricoltori per cifre che sfiorano i 200 euro a ettaro. Si tratta di incrementi superiori al 30 per cento rispetto al periodo precedente al conflitto, un’escalation che mette a serio rischio la tenuta economica di intere filiere produttive locali.
Tra i comparti più feriti in Calabria spicca l’olio d’oliva, vero simbolo del Made in Calabria e pilastro dell’economia regionale. In appena un mese, i costi di gestione sono lievitati di 205 euro a ettaro di uliveto, un colpo durissimo per migliaia di realtà situate soprattutto nelle aree interne e collinari.
Non va meglio per chi coltiva cereali, con aumenti medi tra 65 e 80 euro a ettaro, punte che toccano i 200 euro per il mais, fondamentale per nutrire il bestiame.
Una dinamica che si riflette a cascata sugli allevamenti: produrre una tonnellata di latte oggi costa 40 euro in più, mentre per il settore suinicolo l’aggravio è di circa 25 euro a capo. Anche i frutteti, il florovivaismo e il vitivinicolo boccheggiano sotto il peso di spese insostenibili.
A far esplodere i bilanci aziendali sono in particolare i fertilizzanti e il carburante. L’urea ha raggiunto la cifra record di 815 euro a tonnellata, con un balzo del 40 per cento in soli trenta giorni.
Parallelamente, il gasolio agricolo è passato da 0,85 euro al litro a 1,38 euro, un aumento che Coldiretti non esita a definire uno scandalo, tanto da spingere l’associazione a presentare denunce alla Procura e alla Guardia di finanza per contrastare possibili fenomeni speculativi.
“L’Unione Europea deve dimostrare di esistere non solo economicamente ma soprattutto politicamente”, sottolineano i vertici dell’associazione, chiedendo interventi urgenti per difendere il reddito di chi produce cibo.
Il timore concreto è che questo tsunami di costi energetici e logistici finisca per abbattersi sui consumatori finali. Considerando che l’88 per cento dei prodotti alimentari viaggia su gomma, l’impatto sulle famiglie potrebbe essere pesantissimo.
Sebbene il recupero di 10 miliardi di euro della Pac, la Politica agricola comune, rappresenti una boccata d’ossigeno per scongiurare i tagli della commissione Ue, la situazione resta critica.
Servono misure straordinarie e immediate per sostenere le imprese che, tra mille sacrifici, garantiscono ogni giorno cibo di qualità al paese nonostante i venti di guerra che soffiano da lontano.



