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Giamborino: Occorre legge regionale per frenare emigrazione sanitaria

 

“La Calabria è sempre più danneggiata dal fenomeno dell’emigrazione sanitaria che la porta ad essere tra le regioni maggiormente in deficit” - lo dichiara in una nota Pietro Giamborino, consigliere regionale di API in Calabria.

“Per quanto riguarda gli indici di attrazione e fuga dei pazienti - continua Giamborino - la Calabria viene classificata tra le regioni, insieme alla Campania, con più elevata mobilità in uscita e ridotta mobilità in entrata.

Oltre il 16% dei calabresi va a curarsi altrove e ciò è costato, nell’anno 2010, un saldo negativo di ben 223,8 milioni che finiscono in altre regioni. Praticamente oltre 111 euro in meno a calabrese. Se si pensa che in Calabria, ufficialmente, la spesa pubblica corrente sanitaria (dati Istat 2010) è pari a 1.782 euro pro-capite è come se lo Stato avesse trasferito realmente alla Regione Calabria solo 1.671 euro ad abitante. Molto meno della media nazionale che è pari a 1.853 euro. Basta proiettare queste cifre per esempio per gli ultimi dieci anni perchè si ottenga, sostanzialmente, un mancato trasferimento alla Calabria di oltre tre miliardi e seicento milioni di euro.

Altro che federalismo sanitario.

Purtroppo, nonostante nel 2010 il saldo di esercizio della sanità regionale sia stato positivo, 18,2 milioni di euro, grazie in particolare alle tasse sostenute dai calabresi, non si può più non intervenire rispetto a quei 223 milioni di euro che si spendono per cure in altre regioni. E' infatti ormai evidente come la possibilità per i cittadini italiani di curarsi dove ritengono più opportuno finisca per alimentare drammaticamente il divario sanitario tra Nord, Centro e Sud.

Sarebbe opportuno intervenire con specifiche politiche sanitarie nazionali per rafforzare le misure di offerta e riportarle entro limiti in cui la mobilità si configuri come scelta e non come una decisione obbligata. A livello regionale, però, occorre regolamentare e controllare meglio l’emigrazione sanitaria perché avvenga solo quando realmente necessaria. Troppe analisi, visite ed interventi di routine vengono effettuati fuori regione senza reali motivi di opportunità medica e patologica.

Ecco perché si dovrebbe prevedere, come fatto in altre realtà, un’autorizzazione preventiva da parte della Regione Calabria per l’erogazione dei singoli servizi sanitari fuori regione.

So bene che si tratta di un provvedimento che suscita molte polemiche, ma con opportuni accorgimenti e limitazioni potrebbe funzionare anche da noi e soprattutto potrebbe essere la base di un accordo interregionale fondato sulla collaborazione tra le aziende sanitarie di tutta Italia. Quel che ci pare non più rinviabile, soprattutto in Calabria, è una disciplina che bilanci la mobilità interregionale, garantendo un equilibrio tra i fondi originariamente destinati alla Calabria e quelli realmente spesi per curarsi nella nostra regione” conclude Giamborino.

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