nel quale morirono 94 persone, c'erano anche alcuni familiari delle vittime giunti dalla Germania.
Per tutti ha parlato Farzaneh Maliki.
Il suo è stato un atto di accusa all'Europa e all'Italia: "Quando si sceglie di non salvare possiamo dire che ciò che accade non è più naturale, ma è il risultato di una precisa scelta politica. Questo mare, però, non era solo acqua, è diventato un muro tra indifferenza e responsabilità".
La donna ha ricordato di aver perso nel naufragio "mio fratello, sua moglie e i suoi tre bambini" ribadendo le motivazioni di quella traversata: "Non era una vacanza, era una necessità, fuggire per poter sopravvivere, avere una chance di vita. Erano partiti con un sogno di speranza, vivere in sicurezza e in pace".
"La mia famiglia non aveva altra scelta e non è partita per mancanza di responsabilità" ha detto Farzaneh precisando: "Nessuna famiglia vorrebbe mai essere costretta ad abbandonare i propri figli nelle onde". La donna ha quindi ribadito l'amara realtà di quelle ore notturne: "Quando l'aiuto arriva in ritardo, a volte, non è più aiuto. È solo il conteggio delle vite perdute, è solo un gesto disperato". Da qui la definizione di quanto accaduto sulla spiaggia di Steccato: "Non lo chiamiamo un incidente, ma crimine umano. Perché quando si può salvare e non si salva, quando si può decidere e non si decide, siamo responsabili. Oggi non sono qui solo per piangere, sono qui per urlare. La vita umana non è uno strumento politico. Nessun confine e nessuna frontiera valgono più della vita di una persona. È un abisso in cui è caduto il vostro Paese, accompagnato da un cinismo che ci ha fatto scoprire quanto la vita umana conti poco".



