che si è avvalso della collaborazione del corso di Sociologia dell’Università “Magna Graecia”, è stato indicativo del livello di attenzione che l’argomento suscita tra i volontari, gli amministratori locali ed i semplici cittadini.
Il concetto di “bene comune”, ancora inattuato nella nostra regione – come ha avuto modo di chiarire il direttore del CSV Stefano Morena - implica una partecipazione attenta e democratica da parte dell’intera comunità, tant’è che non può esserci un bene comune senza la comunità. E il relatore Renato Briganti, docente di diritto costituzionale all’Università “Federico II” di Napoli, ha cercato sin da subito di “fare comunità” con gli attenti partecipanti al corso, tra i quali figuravano un consigliere comunale di Catanzaro ed un assessore del comune di Taverna: chiamandoli per nome, ha cercato di farli sentire parte attiva di una “classe” che è una piccola comunità, a sua volta espressione di rappresentanza e di partecipazione, le due “gambe” sulle quali cammina la democrazia. Alla base c’è la Costituzione, vera e propria opera di “ingegneria letteraria” che all’articolo 1 attesta che “la sovranità appartiene al popolo”, ed all’articolo 2 sottolinea come “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Fino ad arrivare all’articolo 118, che al terzo comma introduce il concetto di “sussidiarietà orizzontale” al momento in cui prevede che “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”. L’amministrazione condivisa è quindi necessaria per favorire la partecipazione alla tutela ed alla fruizione di beni che appartengono a tutti (come l’acqua, ad esempio) e che si vuole lasciare alle future generazioni. Rientrano nella categoria anche i beni confiscati alle mafie che, attraverso l’assegnazione ad enti del Terzo Settore, sono destinati a fini di pubblica utilità.
Senza il rispetto dei beni comuni - che rappresentano una terza categoria rispetto ai beni pubblici e privati – non c’è, quindi, continuità nella specie e non possono nemmeno esserci opportunità per i giovani: come ha rimarcato Briganti, è necessario un cambio di passo che parta dal presupposto che le risorse non sono infinite, e che ognuno è chiamato ad un’assunzione di responsabilità nel contrastare “l’edonismo reaganiano” che ci ha portato al consumismo.
Non è un caso che il concetto di “bene comune” sia sorto dopo la Guerra Fredda, nel corso dell’Assemblea delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro nel ’92: in quel contesto si è parlato per la prima volta di sviluppo sostenibile, sulla scorta del “rapporto Brundtland”, che legava i problemi globali dell’ambiente al divario tra la grande povertà del sud e ai modelli di produzione e di consumo non sostenibili del nord. Da allora, ogni cinque anni, i Paesi che hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto si incontrano per mettere nero su bianco gli obiettivi di sviluppo sostenibile e difesa dell’ambiente: peccato, però, che la forbice tra il nord ed il sud del mondo stia sempre più allargandosi, e che la parte più ricca e minoritaria ormai detenga per sé il 90% dei beni del pianeta. La differenza la può fare, allora, il cittadino che decide di non essere “suddito” ma di dedicare parte del proprio tempo a cause di primaria importanza, quale può essere la salvaguardia dei beni comuni. “Ognuno di noi è chiamato a liberare il proprio tempo per cose prioritarie, a comprare beni durevoli e con pochi intermediari – ha dichiarato Briganti, facendo sintesi delle innumerevoli suggestioni che per due giorni gli sono pervenute dalla platea – I beni comuni non si possono mercificare, e ci insegnano che non è l’accumulo di beni privati a dare la felicità bensì che è la vita relazionale a garantire quella qualità che si cerca”.
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Dai beni comuni una vera opportunità per le future generazioni
CATANZARO - Il livello di partecipazione al seminario sui beni comuni, promosso dal CSV di Catanzaro,
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