In altre parole, si legge in una nota stampa, un paziente che soffra ad esempio di vene varicose può essere curato grazie alla semplice iniezione di un farmaco (l’Atossisclerol miscelato con aria) piuttosto che portandolo in sala operatoria. Si tratta dunque di una procedura non invasiva, che presenta una serie di vantaggi conseguenti: non necessita di anestesia, può essere eseguita in ambulatorio, restituisce in ventiquattro ore il paziente alla sua normale attività e inoltre consente di trattare anche individui con più di settant’anni, un’età in cui l’intervento chirurgico può oggettivamente costituire un problema.
Di Scleromousse (ma non solo) si è discusso nel corso di un convegno, promosso dal S. Anna Hospital, che ha messo a confronto medici di medicina generale e specialisti sul tema delle nuove frontiere nella gestione del paziente flebologico e della malattia aterosclerotica. .
Ad approfondire le metodiche alternative nella cura della malattia venosa cronica era presente infatti Gilles Gachet, dell’équipe del “Cabinet de Médecine Vasculaire de Voiron”, uno tra i maggiori esperti al mondo di Scleromousse.
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Argomenti, quelli di Gachet, condivisi da Gianluigi Rosi, angiologo a Perugia, che insieme con Diaco rappresenta per molti versi il “fronte” italiano in tema di Scleromousse. .
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Catanzaro, convegno al Sant'Anna Hospital sulla Scleromousse
Si chiama “Scleromousse” ed è una tecnica innovativa che consente di eseguire la sclerosi di vene anche di diametro fino a 1,5 cm senza ricorrere all’intervento chirurgico.



