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Caso Reppucci, Cardamone: “Rimozione troppo repentina”

“Il caso sollevato dalle affermazioni dell’ex prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, ha permesso

la creazione di un nuovo modo di fare politica, che lascia sorpresi e sconfessa ogni possibilità di garantire il rilievo istituzionale che meritano comunque gli uomini dello Stato”.

Lo ha affermato il presidente del Consiglio comunale Ivan Cardamone, che ha espresso, in una nota, la propria sorpresa “per la sorprendente velocità con cui il ministro Alfano ha eseguito l’ordine twittato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi”.

“Estrapolando dal contesto in cui è stato espresso, lo sfogo di Reppucci – ha proseguito – ha dato il la a un nuovo modo di intendere i rapporti istituzionali: nell’era dei social network, un Premier ordina e un ministro esegue, senza tentennamenti, sacrificando la ragion di Stato alla volontà della rete. Non è mia intenzione fare difese d’ufficio, ma mi corre l’obbligo di sottolineare quanto siano stati calpestati alcuni, fondamentali passaggi che avrebbero permesso allo stesso Reppucci di chiarire meglio il significato delle sue affermazioni. Ne avrebbe avuto diritto, ma non gli è stato concesso”.

“La rimozione del rappresentante del Governo nel capoluogo umbro – ha aggiunto Cardamone - mi pare abbia ricalcato in tutto e per tutto i modi, forcaioli, della nuova politica che adesso addita nemici e colpevoli, anche soltanto presunti, al ludibrio e al giudizio popolare della piazza telematica di internet. Sostituendo le leggi, i Tribunali o altre sedi più opportune con un’indignazione, emotiva e quasi mai razionale, elevata a garante supremo. Tutto questo, a mio avviso, è infelice e scandaloso perché falciando un uomo dello Stato, Renzi e Alfano hanno mostrato ancora di più la voragine in cui sono finite la politica e le istituzioni del nostro Paese. Evidentemente – ha affermato ancora il consigliere comunale – questa giovane classe dirigente che ha in mano le redini del Governo, dovrebbe prendere esempio da qualche vecchio modo di fare politica, che non si sarebbe mai fatta guidare dalla pancia e, certamente, non avrebbe consentito un processo mediatico sommario, senza possibilità di difesa, a un esponente dello Stato”.

“Se dovesse essere applicato a tutti questo procedimento – ha concluso Cardamone – mi chiedo perché non sia stato esteso anche al ministro Alfano, che solo  qualche giorno prima di essere il solerte esecutore delle volontà renziane, aveva scavalcato la Magistratura rivelando in un tweet, aimè, l’identità di un presunto assassino”. 

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