fronte al vasto fenomeno immigratorio, desideriamo chiedere scusa al fratello immigrato o profugo se non riusciamo a dargli l'accoglienza che merita». Lo scrive il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, in una lettera inviata alla diocesi. «Nei loro volti e nei loro occhi – aggiunge – vediamo che hanno conosciuto la guerra, la fame, la violenza, che aspirano alla giustizia e alla dignità».«La nostra terra, povera, ma abitata da gente semplice e di grande dignità, si ribella – aggiunge il vescovo – di fronte ad ogni forma di xenofobia, di sospetto e pregiudizio verso lo straniero. Non crediamo che i migranti possano portare sconvolgimenti nella sicurezza sociale: che ci facciano perdere identità e cultura, che possano alimentare concorrenza sul mercato del lavoro o, addirittura, introdurre nuova criminalità».«Le nostre comunità – prosegue mons. Oliva – sono chiamate ad un supplemento di amore, in modo da farsi "casa che accoglie", aperte all'ospitalità. Chiediamo scusa per tutte le volte che, nella disperazione, ci siamo lasciati prendere da forme di esasperato individualismo e di egoismo. Mentre il fratello ci chiedeva asilo e attenzione, abbiamo rinserrato "i cancelli" del nostro cuore». Il vescovo di Locri ha poi evidenziato che «a pochi giorni dalla Pasqua, quando ancora sono vivi in noi i riti di una settimana santa intensamente partecipata, ci chiediamo: cosa resta di così grande Mistero? Cosa lascia in noi il Dio che ci ha amati sino alla fine ed ha dato se stesso per noi sulla croce? Cosa vuole da noi il Signore che ci viene incontro nei fratelli "più piccoli", poveri, malati, migranti o profughi? Riusciamo a vederlo nei volti smarriti di ragazzini e giovani, che hanno impressi nei loro occhi la via dolorosa della fuga nel deserto, il terrore della traversata del Mediterraneo, la solitudine profonda di povere vite, il bisogno inespresso di speranza? Queste domande ci poniamo in un momento in cui sono sempre più numerosi gli sbarchi di profughi e migranti, provenienti da aree geografiche martoriate dalla guerra, dalla violenza, dalle persecuzione e dall'estrema miseria. A noi è richiesto di dare loro una mano, non una fredda accoglienza. In una Calabria, già piegata da mille problemi, l'accoglienza è la grande sfida del nostro tempo. Siamo la Locride, il Sud del sud, terra di periferia, bella e amata da Dio, ma afflitta da tanti problemi. La Locride! Anch'essa da tempo terra di emigrazione. Molti sono stati costretti ad andare via in cerca di lavoro. Non sono più tornati, se non per brevi periodi di ferie. Tanti sono i giovani che si allontanano direzione Nord. Anch'essi in cerca di lavoro ed affermazione, lasciando casa e famiglia, senza certezza del domani, senza sapere se e quando potranno ritornare. Ma in tale difficile realtà non ci sentiamo affatto rassegnati».
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«Avendo avanti agli occhi le difficoltà delle nostre comunità di
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