Anche tra coloro che non si riconoscono nella Chiesa, ma guardano a essa come una realtà fondamentale per il cammino di rinascita non solo spirituale ma anche sociale e morale del nostro popolo c’è la curiosità su come il nuovo vescovo eserciterà il suo ruolo pastorale e sulle scelte che farà come guida e Pastore della Diocesi di Reggio-Bova. Ad iniziare dal tema scottante del rapporto Chiesa- ndrangheta. Un tema questo di grande importanza e di notevole impatto nella vita delle nostre comunità. Ormai si è capito che non si tratta di scrivere nuovi documenti o fare pronunciamenti e condanne che i Vescovi Calabresi hanno fatto con grande nettezza, smascherando anche la pretesa delle organizzazioni mafiose di servirsi di segni e di linguaggi religiosi per legittimare il loro ruolo agli occhi del popolo. Documenti che se fossero stati letti, approfonditi e applicati dalle comunità parrocchiali sicuramente avrebbero già prodotto cambiamenti positivi nella mentalità e nelle coscienze dei credenti. Non si tratta banalmente del semplice parlare di mafia nelle omelie, anche se il nominarla, il ricordare ogni tanto il male che fa alla nostra terra e i nostri giovani, sarebbe di per se’ importante ed educativo perché serve a rompere il clima dell’omertà, a dare coraggio alla gente. Si tratta piuttosto di dare conseguenzialità ai documenti pastorali, individuando la ndrangheta con chiarezza come una delle strutture di peccato più pericolose per la stessa missione della Chiesa che va contrastata da ogni singolo cristiano, “Ogni cristiano è chiamato a rispondere della sua capacità di opporsi al sistema perverso della ‘ndrangheta, della tangente, del racket, dell’usura e di contrastare le tendenze a ottenere privilegi o anche solo diritti attraverso il deprecabile sistema della raccomandazione, spesso ritenuto come l’unica via accessibile” (Sinodo Diocesano). Su questo tema delicato Mons. Giuseppe Morosini da Vescovo di Locri-Gerace, è stato molto chiaro ed ha emanato un decreto molto severo nei confronti di chi è stato rinviato a giudizio in un procedimento penale: non può far parte delle associazioni ecclesiali presenti nella diocesi, compresi i Consigli pastorali parrocchiali. Si tratta senza ambiguità e omissioni, di scegliere di stare dalla parte delle vittime, curando una formazione delle coscienze anti mafia iniziando dalle catechesi dei bambini e dei giovani, inserendo nella formazione dei seminaristi materie specifiche e incontri che li aiutino a comprendere meglio il fenomeno e sul come contrastarlo sul piano pastorale nella loro futura vita sacerdotale. Anche la presenza della Chiesa nelle carceri rappresenta un fronte strategico di contrasto alla ndrangheta, come hanno fatto e lo scrivente ne è stato testimone diretto, il vescovo Nunnari negli Istituti Penitenziari di Paola e Reggio, e lo stesso Mons. Morosini nel carcere di Locri. Un’azione pastorale fatta di condanna senza attenuanti del vivere mafioso ma anche di ascolto e di sostegno per incoraggiare nei detenuti sinceri percorsi di revisione di vita e di ravvedimento, con una attenzione particolare verso i giovani che ancora sono in bilico tra la scelta di stare con la mafia o con la legalità. La questione del rapporto Chiesa Mafia rischia però di assorbire e per certi versi ridurre quello che è invece un compito molto più vasto ed impegnativo che viene richiesto al Vescovo ed alla Chiesa. Non solo, la stessa azione di contrasto alla mafia che anche la Chiesa deve fare sul piano pastorale, non è autentica se non comprende altre azioni altrettanto fondamentali per la missione che gli è richiesta, come la lotta alle povertà vecchie e nuove, al rapporto con i giovani che chiedono ascolto e fiducia, al sostegno delle famiglie che vivono le fragilità sociali del tempo della crisi, l’azione di stimolo verso la politica malata di corruzione e clientelismo, l’accettazione delle sfide della nuova evangelizzazione in un contesto culturale dove il cristianesimo spesso diventa un’abitudine, una tradizione che non incide sulla vita e sui comportamenti. Se la Chiesa non facesse questo, anche la sua azione antimafia perderebbe di credibilità, diventerebbe un’antimafia di facciata che magari avrebbe i titoli altisonanti sui mass media, ma non inciderebbe sulle coscienze e sulla crescita delle nostre comunità. Tutto ciò acquista particolare rilevanza in questo momento storico che sta vivendo la città di Reggio dopo lo scioglimento per mafia, dove la prima emergenza che il Vescovo Morosini e tutta la Chies Locale dovranno affrontare sarà quella di scuotere la gente dalla rassegnazione e di dare speranza, di rappresentare un punto di riferimento alto non solo per i credenti ma per tutta la comunità reggina, un Padre cui guardare con fiducia e da cui potere avere ascolto e orientamento. Una sfida vera e propria che umanamente fa paura ma che il Vescovo potrà affrontare sapendo di potere contare oltre che sulla Provvidenza Divina anche su una Chiesa, quella di Reggio-Bova, che assieme a tante fragilità e insufficienze, ha dentro di sé importanti risorse di sacerdoti, religiosi impegnati in prima linea in parrocchie segnate da problemi spesso superiori alle loro possibilità di risposta, di un associazionismo e di un laicato che non ha mai smesso di accompagnare i bambini e i ragazzi nella loro crescita in un territorio difficile, di un volontariato che ha condiviso le sofferenze dei poveri ed ha asciugato le lacrime di tanta umanità disperata. Un'occasione importante per interrogarsi su queste tematiche sarà il Convegno Pastorale che la Chiesa reggina, in preparazione ai festeggiamenti religiosi per la Sua Santa Patrona, la Madonna della Consolazione, ha organizzato come ogni anno e che vede convocata tutta la comunità ecclesiale nelle sue varie componenti. E’ questo sicuramente il momento più importante nella vita della Diocesi che vede religiosi e laici riuniti per pregare, per fare comunione e per interrogarsi sulle sfide e sulle scelte che lo attendono in questo tempo di crisi e disorientamento spirituale e morale. Il tema scelto per il convegno si presta tantissimo da questo punto di vista: “ vivere la fede: l’impegno dei cristiani nella costruzione della città dell’uomo”. Sarà questa per la comunità ecclesiale, nelle sue varie componenti, l’occasione di interrogarsi sulle nuove vie di evangelizzazione che con coraggio dovrà scegliere di imboccare per essere fedele a Cristo e all’uomo di oggi. Una Chiesa , povera, accogliente, aperta sempre, in particolare ai giovani e agli ultimi, che faccia proprio lo stile di povertà, di ascolto, di misericordia che Papa Francesco ha portato. Un vento di rinnovamento che ci auguriamo investa profondamente tutte le Chiese particolari e in particolare la nostra.
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Agape: Rapporto chiesa -'ndrangheta, grande attesa per il Vescovo Morosini
Nella nota di Mario Nasone del Centro Comunitario Agape si legge: C’è molto attesa per il prossimo inizio del ministero episcopale del Vescovo Giuseppe Fiorini Morosini.



