La rassegna itinerante di teatro in emersione organizzata allo SpA Arrow – Spazio precario autogestito, dal Kollettivo Kontrora che proprio nel centro sociale di Rende ha iniziato il suo percorso artistico
Controra è il primo progetto del collettivo che si struttura e si organizza non gerarchicamente ma favorendo la fluidità dei ruoli
RENDE - Nasce “Voci dal sottosuolo”, la rassegna itinerante di teatro in emersione organizzata allo SpA Arrow – Spazio precario autogestito, dal Kollettivo Kontrora che proprio nel centro sociale di Rende ha iniziato il suo percorso artistico nel pieno della pandemia di Covid-19. Si aggiunge come co-organizzatore dell’evento la compagnia Teatro del Carro Pino Michienzi, che di SpA Arrow è stato già ospite in passato con “Spartacu strit viù” e che ritorna con Anna Maria De Luca in scena.
La rassegna vedrà il suo primo atto, come si diceva, proprio a Rende con tre appuntamenti e altrettante protagoniste al femminile che vedranno alternarsi sul palcoscenico dello SpA Arrow il Kollettivo Kontrora con “Contr_ora” il 28 ottobre, il Teatro Primo di Villa San Giovanni con “Dora in avanti” il 3 novembre, e il 10 novembre con “Teresa. Un pranzo di famiglia” la compagnia Teatro del Carro che di “Contr_ora” è anche co- produttrice.
«I tre appuntamenti di Voci dal sottosuolo - è il commento del Kollettivo Kontrora - per noi sono solo l'inizio di un percorso che nasce dalla collaborazione, dalla voglia di creare relazione e di mettere in pratica quello che si dice “fare rete”. Le voci, per quanto a volte relegate a un sottosuolo che, nelle pur enormi difficoltà che il teatro sta vivendo, rimane vivo e vivace, hanno bisogno di spazi per arrivare all'orecchio di qualcuno. L'invito è di considerare lo spazio di questa rassegna come un luogo di comunità, che vive delle attenzioni e della cura di chi propone ma che appartiene a tutte e tutti».
Kollettivo Kontrora nasce a Rende fra maggio e giugno del 2021. Contr_ora è il primo progetto del collettivo che si struttura e si organizza non gerarchicamente ma favorendo la fluidità dei ruoli nel rispetto e nella valorizzazione delle singole competenze e inclinazioni, quindi privo della paternità individuale, piuttosto alla ricerca di una maternità all’interno della quale l’istanza autoriale possa dissolversi, arricchirsi del contributo di ognuno e concretizzarsi infine in qualcosa che sia di più della somma delle sue singole parti. Lo scopo è creare un cervello pulsante che si contamina della relazione con l'Altro, tendendo all'inclusione, all'apertura, alla costruzione di una rete che possa proteggere dalle cadute e contemporaneamente favorire l'incontro dal basso. Scendere in profondità significa coinvolgere più persone possibili nel processo creativo a partire dalla singola prova fino all'esito, passando per una ricerca condivisa.




