Da molto tempo la stampa si occupa degli stretti rapporti fra Chiesa cattolica e mafia.


E’ noto, infatti, che le mafie fanno uso da sempre di una simbologia e di una ritualità presa in prestito dalla religione cattolica e che molti uomini di Chiesa hanno mostrato compiacenza verso i mafiosi.
I mafiosi da sempre si dicono cattolici, e partecipano a diversi momenti della vita ecclesiale, sia per il bisogno interiore, comune a molti, di credere in qualcosa, come hanno raccontato diversi pentiti, sia perché alla mafia serve la Chiesa: per ragioni di appartenenza, identità e coesione interna e per ragioni di consenso sociale.
Ricordiamo l’episodio del boss che guidava la processione di Sant’Agata a Catania , questo ha rappresentato un segnale molto forte agli occhi della gente: c’era la benedizione della Chiesa, quindi un riconoscimento pubblico.
Nel passato, tuttavia, c’è stata accettazione e compiacenza anche da parte di molti ecclesiastici, in buonafede, per tentare di salvare la “pecora smarrita” o per scarsa conoscenza e sottovalutazione, oppure in malafede.
Ma la motivazione non conta, quello che conta sono “gli effetti storico-sociali di questa posizione, ovvero l’aumento del consenso da parte di Cosa Nostra, anche grazie al assenso manifestato da molti uomini di fede.
La controprova è che, quando la Chiesa ha pronunciato parole o compiuto gesti forti di rottura, la mafia ha reagito: poco dopo il famoso discorso di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento nel maggio 1993 ci sono stati gli attentati a Roma alle basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro, e don Puglisi è stato ucciso per il suo impegno antimafia. Questo dovrebbe bastare per far capire alla Chiesa quanto Cosa Nostra abbia bisogno del suo appoggio.
Oggi la situazione è in parte cambiata: da parte della Chiesa “c’è maggiore consapevolezza : il documento della Conferenza episcopale italiana sul Mezzogiorno affermava che la mafia è struttura di peccato e inconciliabile con la fede, ma si soffermava solo sulla mafia che spara, mentre la mafia è forte proprio quando non spara perché significa che ha consenso e che ha ‘normalizzato’ l’illegalità; tuttavia, taceva su due aspetti: la scomunica ai mafiosi e i rapporti fra mafia, politica e imprenditoria, sostenendo quindi che il Mezzogiorno d’Italia soffre di una serie di difficoltà economico-sociali senza però indicarne le cause. Recentemente invece, Papa Francesco ha gridato a gran voce che i mafiosi sono scomunicati , cambiando per sempre la direzione della chiesa e dell’umanità.
Mario Casalinuovo Classe 3^C Convitto “P.Galluppi”

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