Maria Rita Logiudice, un suicidio omicidio

”Se noi diciamo ai ragazzi "cambiate vita" e poi non siamo in grado di integrarli, di sostenerli, il
cambiamento che tutti auspichiamo non arriverà mai”
E’ questo il commento del procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, dopo la
notizia del suicidio di una giovane ragazza: Maria Rita Lo Giudice.
Il suo cognome non era uno dei tanti: Lo Giudice infatti, è una cosca con molta influenza nella
‘ndrangheta.
Il padre, Giovanni, è in carcere mentre lo zio, è attualmente un collaboratore di giustizia.
Ma Maria Rita era sangue nuovo, giovane studentessa laureata con il massimo dei voti e decisa a
vivere la sua vita in tutta onestà.
Sin da subito gli inquirenti e la stampa hanno ipotizzato il suicidio dettato da un crollo psicologico,
causato probabilmente dalla stanchezza di dover reggere quel peso importante del suo cognome.
La difesa della famiglia ha smentito queste affermazioni, affermando come Maria Rita andasse
fiera del suo cognome.
Secondo la madre, le era successo qualcosa che l’aveva turbata, forse successa pochi giorni prima
e che domenica mattina ha scatenato questa volontà in lei di abbandonare la vita, lanciandosi dal
balcone della sua abitazione.
Il corpo della giovane studentessa sarà sottoposto ad autopsia per cercare di accertare le
condizioni psicofisiche al momento della tragedia.
Il prefetto di Bari: “ l’episodio ha innescato una serie di prese di posizione cui però, a mio giudizio,
non sempre sono state date letture di concordia tra i cittadini e tra tutti i soggetti chiamati a
questa sfida. Il mio vuole essere un messaggio in cui non dobbiamo mai perdere di vista che il
nemico è la ‘ndrangheta”
Qualunque siano le verità non ancora venute a galla in questa vicenda, resta l’innocenza della sua
giovane età.
Ciao Maria Rita.
Francesco Barbieri

Ultima modifica il Venerdì, 21 Aprile 2017 11:46
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