L’IMPORTANTE È ESSERE ARTISTI: INTERVISTA A MOGOL

Cos’è il CET? Il Centro Europeo di Toscolano è un’associazione no-profit fondata da Giulio Rapetti Mogol,

che si occupa di ambiente, medicina e cultura popolare, e proprio in quest’ultimo ambito è stato riconosciuto come Centro Universitario di Eccellenza della Musica Popolare. Oltre che di musica, suo maggior vanto, l’istituto si occupa di diversi progetti tra cui, attualmente, un protocollo sulle malattie autoimmuni, un progetto basato su uno studio svizzero riguardo l’utilizzo di microrganismi biologici per contrastare l’inquinamento, e un altro progetto volto all’aiuto dei migranti, per fornire loro lavoro fuori dall’Italia.
Da 25 anni, ovvero dalla sua fondazione, al CET si sono diplomati oltre 2500 ragazzi. La cantante Arisa ne è un esempio. Ma come nasce il CET, e perché? Ve lo raccontiamo brevemente, come ha spiegato lo stesso Mogol, durante un’intervista concessa ad alcuni suoi allievi. «Sono sincero, il CET nasce in una strada di Milano; stavo camminando sul marciapiede, e mi sono detto: “cosa ci faccio qui? Cosa ci faccio a Milano, cosa mi tiene qui? A me, per scrivere, basta una penna”». Nasce così il progetto di una scuola di cultura popolare immersa nella natura che educhi alla musica, nella quale Mogol crede e vi ha investito molto, nonostante in un primo momento non abbia ricevuto un grande incoraggiamento da parte dei suoi familiari. «Mi sono detto: questi italiani mi hanno dato tanto affetto, mi stimano, mi vogliono bene, voglio fare qualcosa per la cultura popolare che è di fondamentale importanza per la nazione», ribadisce Mogol, preoccupato per la crisi dell’industria musicale che incombeva già negli anni della fondazione dell’associazione (1992), riferendosi soprattutto alle emittenti radio che si autoproducono i dischi, diffondendo ogni genere di canzone spesso a discapito della qualità. «Un paese dipende dal livello di cultura popolare della sua gente, è inopinabile – prosegue, - e non lo ha ancora capito nessuno. Non sono le mie canzoni il regalo che ho fatto [agli italiani], perché non mi sono costate niente, le ho scritte volentieri; un dono al Paese deve essere qualcosa che mi costa e che mi impegni: questa scuola». Così, dopo una ricerca di un anno condotta in tutta Italia, Mogol sceglie Avigliano Umbro, un paesino immerso nei boschi, proprio come lui cercava.
Al CET hanno studiato molti talenti e l’istituto in 25 anni è diventato il migliore d’Europa nel suo campo eppure, spiega Mogol, nonostante i diplomi del centro figurino in molti curricoli, gli artisti faticano ad emergere nel complesso mondo della musica. «Per emergere servono delle persone che sappiano valutare e abbiano una grande capacità critica oggettiva, per poter stabilire chi sono i migliori». È questa capacità che manca, ed è assente anche nei grandi talent. «Come possono [i talent e le emittenti radio] scegliere il meglio, se addirittura si producono i dischi autonomamente? Secondo voi, scelgono di trasmettere la musica che producono o tutta la musica più bella che c’è in giro, che è la concorrenza? […] La musica è finita, ho avvertito questa verità; non c’è più la ricerca del meglio, ma del profitto». È questo che ci racconta il grande Mogol, e lui di musica se ne intende. Certo, negli ultimi anni il piano musicale italiano e quello internazionale hanno dato ampio spazio ai contributi di molti nuovi talenti, ma secondo determinate regole, dettate dalla logica del guadagno e dal denaro stesso. Sono le nuove leggi della musica, che prevedono successi nascosti al posto di accordi discografici. Ma Mogol è convinto del proprio lavoro, e lascia ai suoi allievi una rara perla, che fa comprendere la reale importanza del CET, e della cui soddisfazione la scuola vive: «L’importante è essere artisti, anche non famosi; perché se si è famosi, ma non bravi, è meglio essere sconosciuti. Quello che ci interessa è essere artisti, con quella magia che noi tutti possiamo avere, e con la soddisfazione di poter incantare chiunque».

Un ringraziamento a S.S. per l’intervista.
Luca Matteo Rodinò, III E, Liceo Scientifico Zaleuco

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