È difficile capire fino a che punto può arrivare la crudeltà dell’uomo.

Molte volte ci si ferma a riflettere su eventi storici passati e un’unica domanda risuona nella testa: com’è stato possibile?
La risposta non si trova, se pure ben indicata (nei manuali di storia), o meglio, non la si vuole trovare.


Non si riescono ad accettare alcuni scempi commessi dall’uomo.
Non si riesce e ci si vergogna di essere uomini, se un uomo commette atrocità di un certo calibro.
Il passato è passato, ma il presente?
Il dolore sale e la vergogna aumenta se in tv si apprende che a Idlib, in Siria, nel villaggio Khan Sheikhun, sotto il controllo dei ribelli, sono stati uccise circa 86 persone (ma il bilancio sale nel corso delle ore) di cui molti bambini, con l’utilizzo di armi chimiche tramite raid aerei.
L’Onu momentaneamente non è intervenuta, mentre a farlo, come già preannunciato, ci hanno pensato gli Stati Uniti, sganciando circa 59 missili tomahawk sulla base che ha progettato l’attacco sul villaggio.
Non siamo molto lontani dalla seconda guerra mondiale e ancora oggi il rischio che qualcuno dal cielo sganci barili o bombe letali è ancora alto. Nonostante sia predicata la pace tramite gli accordi e le convenzioni, la situazione è traballante e preoccupante.
Tra i tanti video diffusi grazie ai social media, quasi a tutti è capitato di trovarne uno in particolare, di un bambino sofferente, intossicato dal gas, con la mascherina e che continuamente chiedeva: morirò? Io morirò?
Sangue, corpi senza vita per terra, pianti, disperazione: è questo ciò che volete voi maledetti ominicchi senza scrupoli? Volete gridare a tutti la vostra forza? Noi vorremmo tanto gridare che la vita non si nega, non si può negare.
Ma riflettendoci, in nome di chi questa guerra va avanti? Le teorie sono plurime, ma la più fondata è sicuramente una: il predominio economico di “uno” sull’altro.
Ormai è noto come queste azioni abbiano necessità di ingenti finanziamenti, ma è anche chiaro come sia assente una comune volontà, anche se falsamente predicata, di combattere queste entità, che avanzano provocando terrore e scompiglio.
Non ho voluto intenzionalmente citare il “chi è stato" perchè non hanno bisogno di incentivi e sponsorizzazioni, ma di tutto il contrario.
Resta però il pericolo, che se attuando tali sistemi mediatici di difesa, si incorre in un possibile silenzio e con questo, in una dimostrazione di paura.
Non siamo in grado di capire se è utile una consistente opera mediatica di repressione o se è necessario limitarli e sopprimerli attraverso l’esclusione.
Resta un’unica certezza: siamo stanchi di questi pluriomicidi fisici ma soprattutto mentali.
Ciò che sicuramente tutti devono fare è mantenere un'informazione costante e una critica attenta e sviluppata, sin dalla tenera età, per rendersi conto e saper dire “no" e ““basta" a questi assassini di massa.

Francesco Barbieri

Ultima modifica il Venerdì, 21 Aprile 2017 11:46
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