BORSELLINO QUATER: LE CONDANNE

Sono stati condannati all’ergastolo gli imputati Salvo Madonia e Vittorio Tutino, entrambi accusati per la strage di via D’Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi,

Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Ad emanare la sentenza è stata la Corte di Cassazione presieduta da Antonio Balsamo, dopo circa undici ore di riunione in camera di consiglio.
La sentenza che fa parte del processo Borsellino quater in cui erano indagati, tra gli altri, Salvo Madonia (accusato di essere uno dei mandanti della strage), Vittorio Tutino (esecutore materiale), Calogero Pulci (accusato di calunnia), Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino, ha visto le condanne all’ergastolo per i primi due, dieci anni di reclusione per Pulci e Andriotta e infine, per Scarantino, ha ritenuto di “non doversi a procedere” per prescrizione del reato, ottenuta grazie alla concessione delle attenuanti per essere stato indotto a rendere false dichiarazioni.
Già agli inizi del marzo 2012, il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta aveva emesso un'ordinanza di custodia cautelare per Vittorio Tutino, Calogero Pulci, Salvatore Madonia e Salvatore Vitale. Il 13 marzo 2013, a distanza di un anno, il giudice dell'udienza preliminare di Caltanissetta condannò con il rito abbreviato i collaboratori Spatuzza e Tranchina rispettivamente a quindici e dieci anni di carcere per il loro ruolo avuto nella strage.
Inoltre, ai familiari delle parti civili costituite (congiunti del magistrato ucciso e degli uomini della scorta) sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100mila e i 500mila euro ciascuno.
Nonostante i vari processi e le plurime condanne restano ancora oggi alcuni interrogativi, tra i quali uno ha suscitato, sin dalla divulgazione della sentenza, parecchio interesse: da chi è stato indotto Scarantino a dichiarare false testimonianze?
L’ipotesi della magistratura, poi successivamente archiviata, dichiarava una presunta costrizione da parte dei poliziotti durante gli interrogatori nei confronti del pentito.
In tal merito si è soffermato il procuratore Amedeo Bertone, che attraverso dichiarazioni alla stampa ha lasciato intendere di poter prendere in mano il fascicolo riguardante l’inchiesta archiviata su Scarantino.
Purtroppo, in questa vicenda come in molte altre, diversi sono i dubbi e le perplessità che avanzano nel corso dei processi.
Oltre ai dubbi restano il dovere morale di fare giustizia e la ricerca di quel piacevole profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, fortemente predicato da Paolo Borsellino e segno di un profondo innovamento sociale.
Restano anche le certezze, tra cui una più di tutte: è necessario avviare, prima che un processo giuridico, un processo morale che condanni la mentalità e l’atteggiamento tipico da mafioso, con il solo scopo di reprimere gli atteggiamenti nocivi messi in atto dalle organizzazioni criminali e aprire orizzonti speranzosi e trasparenti agli occhi dei più giovani.
Francesco Barbieri
VAS

 

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