La crisi economica mondiale

Tutti desideriamo, anzi pretendiamo una vita da libri di fiaba.

Ogni ragazza si rispecchia almeno un po’ in una Cenerentola che nel bene e nel male cambia il nostro modo di pensare, cambia il nostro modo di agire, interagire, sognare. ‘’Sognare’’ una parola sempre più utilizzata qui in Occidente dove questo è tutto quello che ci rimane. E anch’io sogno, sogno ad occhi aperti, sogno che tutto cambi, sogno che con uno schiocco di dita tutto vada in polvere per poter ricominciare d’accapo. Sogno che tutto si trasformi, anche io, anche la mia vita. E mi sento incompleta, in un mondo di briciole, briciole che non mi saziano più. Vorrei scappare, urlare, volare, chiudere porte e aprire portoni, ma non si può, no, è insensato sperare in qualcosa che vorresti che esistesse ma che è solo una luce sbiadita, soffocata da qualcosa di più grande. Perché è così, nel mondo vincono i forti e io non lo sono mai stata. Ho sempre sperato di riuscire a realizzare i miei sogni, di completare gli studi e di vivere del mio lavoro, del mio sudore, della forza che un giorno riuscirò ad avere, perché io ci credo, ci spero, quella luce soffocata sono io, sono io che cresco e scopro il mondo, sono io che esco dal mio guscio, sono io mentre mi blocco all’interrogazione, mentre dormo, mentre rido, mentre sorrido con i sorrisi di plastica, li ho sempre chiamati così perché sono finti, sono io in tutte le mie sfaccettature. Ormai è vietato anche sorridere e combattere per le proprie idee. Viviamo in un mondo che ti recide i piedi pur di non farti camminare, un mondo che infila furtivamente le mani nelle tue tasche. Viviamo di una ‘’libertà’’ rinchiusa, schiavista. Siamo tutti piccoli soldatini in questa guerra in miniatura. Bisogna combattere per arrivare a fine mese a testa alta senza dover chiedere aiuto. Ho avuto la ‘’sfortuna’’ di essere nata qui, dove non c’è lavoro e una vita di studi si riduce a un foglio chiamato curriculum al quale nessuno da più tanta importanza. Dove la pensione si riduce ai 500 euro mensili, 500. Come si fa? Com’è possibile? Cerco risposte, giustizia, non voglio più dovermi preoccupare la sera che in un futuro dovrò trasferirmi. Vivo in una regione che viene rinnegata dall’Italia stessa, in un modo scherzoso chiamano la mia regione ‘’Calafrica’’. Non c’è lavoro in tutto l’Italia, figuriamoci qui che siamo isolati dal mondo. Provo un blocco al cuore quando sento di giovani senza lavoro, di manifestazioni violente (come se la violenza fosse l’unica soluzione), di politici che prendono milioni di euro all’anno e non sanno che farsene mentre un padre si toglie la vita perché sa di non poter dare una vita economicamente fiorente alla figlia che vuole diventare medico. La chiamano vita questa, io la chiamo schiavitù. Mi sento come una Lucia costretta ad abbandonare la sua terra natia perché costretta da forze maggiori. Non voglio dover deludere i miei genitori, devo riuscire a diventare qualcuno in questo mondo dove siamo tutti sagome etichettate. Quando vuoi davvero con tutto il tuo cuore qualcosa si dice che devi urlare con tutta la tua forza e prendertelo, io ci riuscirò, urlerò per farmi sentire dal mondo, per emergere e poi andrò al banco a riscuotere, a prendermi quel ch’è mio di diritto. Riuscirò a vivere delle mie parole. Voglio essere d’esempio per chi corre in questa faticosa maratona chiamata vita, devo essere un esempio lampante che basta crederci. Bisogna smetterla di piangerci addosso, è il momento di lottare fino a sanguinare, è il momento di togliere le etichette, è il momento di distinguerci dalla massa, bisogna correre, ma correre veramente, non come le persone che corrono e non vanno da nessuna parte come se stessero su un tapis roulant. Dobbiamo svegliarci e reagire, credere e amare la nostra patria, vivere del nostro lavoro per sfamarci, dobbiamo eccellere, essere fieri di noi stessi e vivere al meglio. E io ci riuscirò, crederò in me stessa, camminerò a testa alta e non solo mi batterò per le mie idee, ma le renderò realtà, darò ai miei figli la vita che meritano, dirò loro quanto è stata forte la loro mamma quando tutti crollavano.

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