Gioia Tauro dice “NO” al passaggio delle armi chimiche.

L' indignazione è forte tra la folla dei manifestanti che negli ultimi giorni si sono riuniti al porto di Gioia Tauro,

per rendere pubblico il loro dissenso all'arrivo della nave "Cape Ray", una nave carica di armi chimiche (60 container, 570 tonnellate circa) proveniente dalla Siria che è sbarcata nel porto martedì 11 febbraio.

I Gioiesi e tutti i cittadini dei paesi limitrofi, in particolar modo San Ferdinando e Rosarno, si chiedono perché sia stato scelto proprio Gioia Tauro come porto. I dubbi e i timori sono aumentati, soprattutto dopo aver saputo che la Cape ray non è mai stata utilizzata per questo tipo di operazioni, che fino ad ora, sono sempre state fatte sulla terra ferma.
A questo punto riponendo molta fiducia, si spera che tutto andrà per il meglio. Queste operazioni, anche se provocano forti dubbi e paure nell'opinione pubblica, verranno svolte con molta precisione e cautela e saranno tenute sotto stretto controllo dalla CAC (convenzione sulle armi chimiche). L'Italia ha ratificato la convenzione nel 1995 con la legge n° 496 modificata e integrata poi con la legge del 1997 n°93, le leggi affermano che chiunque commette delle violazioni alla convenzione sul territorio nazionale sarà punito con delle sanzioni stabilite dai paesi membri.
Attendiamo quindi con ansia un buon esito, riponendo fiducia nella legge e soprattutto negli esperti dell'Opac che porteranno a termine quest'operazione.

Alessia Foti IB ()

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