Flash Mob: la Piazza che Resiste alla Violenza. Amore è rispetto

Come in una Danza di Matisse, Crotone assume le movenze di chi difende l'uguaglianza con la coreografia che unisce l'Italia

25 Novembre 2013: la forza portata in piazza per dire basta, la ricerca di un limite alle cifre rappresentanti le donne uccise ogni giorno, il ballo della gente che spera colorata di rosso; rosso come l’amore, come la violenza. L'Amore e la Brutalità, quasi descritte come due facce della stessa medaglia, complementari e incapaci di annullarsi a vicenda. È una battaglia perseguita anche nella Camera Consigliare del nostro Comune, testimoniata dai molteplici interventi e i sentiti ringraziamenti per la nutrita e sentita partecipazione di noi giovani alla manifestazione, speranzosi di poter mettere un freno al grande numero di femminicidi di cui veniamo a conoscenza ogni giorno.
Un appello, da parte delle donne di tutta Italia, che alza le mani arrese, in difesa di un mondo che a millenni della sua nascita le giudica ancora il sesso debole. Uomini ancora orgogliosi, oggi, di esercitare sulle loro donne qualsiasi tipo di violenza: economica, quando la donna diventa l’anello debole della famiglia e non ha più scelta lavorativa, se non quella di accudire i propri figli; fisica o sessuale, quando, agli angoli delle strade, ancora si trovano i corpi consumati di donne reduci da lapidazioni o stupri. Siamo distanti solo pochi decenni dall’affermazione dei diritti d’uguaglianza ma la donna resta ancora coperta dei propri veli perché ritenuta “causa di vergogna”; è una grande violenza sociale che andrebbe combattuta intervenendo alle radici. Un uomo ormai formato spesso non rinuncia alle proprie sovrastrutture, alle sue credenze, ma un adolescente è ancora in tempo per aprire finestre differenti sul mondo; un adolescente che considera la donna un suo pari è un uomo che mai le farà del male. In riferimento a questi interventi, noi donne, nonostante i tempi moderni, restiamo responsabili dell’educazione dei nostri figli, siamo ancora quasi le garanti di quest’ordine. Ma nonostante siamo la chiave della società, ci sentiamo a rischio anche dentro la nostra “bolla di protezione”, pronte a crederci vittime nel momento in cui abbassiamo la guardia. Si può essere più spaventati di una donna che dubita del proprio compagno? Si può essere più delusi di una donna costretta a camminare ad occhi aperti anche all’interno delle proprie mura?

Emanuela Calì, IV D Liceo Pitagora di Crotone

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